Villa Calderara potrebbe dare casa a Exodus
In consiglio comunale la discussione sui rifugiati: il sindaco conferma che c'è l'idea di affidare l'edificio in futuro a Exodus. "Come centro di avviamento al lavoro, non come comunità tossicodipendenti"
La vicenda dei rifugiati a Cedrate e sul futuro di Villa Calderara approda in consiglio comunale.
Nell’aula di Palazzo Broletto, martedì sera, si è presentato anche il comitato dei cittadini contrari alla decisione, una decina in tutto i presenti. La questione è stata portata all’attenzione da Massimo Bossi del PdL, che ha lamentato come «Villa Calderara non è idonea per la sicurezza» e ha chiesto come mai non si fosse scelto «il centro di protezione civile»: «una soluzione che ci pareva più idonea, in passato era stato preparato per 40 profughi» ha specificato il rappresentante del PDL. Anche se bisogna ricordare che lo stesso luogo in realtà non fu mai utilizzato proprio perché l’amministrazione comunale guidata dal PdL non lo considerò idoneo (e i profughi rimasero una notte in strada).
E lo stesso nuovo sindaco Edoardo Guenzani ha riconosciuto che Bossi – allora sindaco – «non avrebbe potuto accettare che fossero sistemati lì», perché l’edificio di via degli Aceri avrebbe avuto bisogno di lavori per dare spazi sufficienti e comunque la convivenza per mesi con la Protezione Civile sarebbe stata impossibile. Ecco dunque la decisione di scegliere Villa Calderara, che «tra le varie sedi possibili, era quella in condizioni migliori, che richiedeva interventi minimi».
Il sindaco ha spiegato anche di aver cercato un aperto colloquio con i residenti di Cedrate, che non è stato possibile, ma ha confermato «la massima apertura». Affermazione accompagnata dal brusio di protesta dei cittadini del comitato, che hanno protestato anche quando il sindaco ha parlato dei passaggi che polizia locale, Polizia di Stato stanno effettuando nella zona. Il sindaco comunque ha confermato che i profughi non stanno dando nessun tipo di problema e si attengono alle regole condivise con Amministrazione Comunale ed Exodus.
Già, Exodus. Se una preoccupazione dei residenti riguarda l’oggi (gli stranieri temuti), il vero
timore è per il domani, per un possibile uso di Villa Calderara come sede di Exodus. Il sindaco lo ha ammesso chiaramente, parlando di «un orientamento a verificare l’assegnazione ad Exodus, a condizioni ben precise: Exodus si è impegnata ad effettuare dei lavori, con possibilità di realizzare alloggi d’emergenza». L’intenzione è comunque quella di dare indicazione alla comunità perché usi la struttura «non come centro di recupero per tossicodipendenti, ma come centro di avviamento al lavoro». Per fugare ogni preoccupazione sulla presenza dei "drogati". Dai banchi dell’opposizione Massimo Bossi ha espresso comunque «solidarietà alle famiglie» preoccupate, ha chiesto un sopralluogo come commissione sicurezza e che «dopo questi mesi la villa sia restituita ai cittadini cedrate».
Intanto emerge anche il discorso sui costi e si scopre che Gallarate spende per i profughi una cifra inferiore al rimborso massimo concesso dal Ministero degli Interni (e quindi, di fatto, non spende nulla). Il Viminale rimborserà i 3400 euro per l’allestimento della villa, mentre il costo massimo giornaliero a persona calcolato oscilla tra 27 e 30 euro a persona, a fronte di un rimborso dal Ministero di 41-46 euro. E intanto i rifugiati si stanno dando da fare con piccoli lavori sulla villa e sul parco, che erano abbandonati da qualche anno.
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