Le bande degli onesti non tramontano mai

Una ricerca sul nepotismo nelle Università. Fenomeno da noi noto anche sul versante politico

Stefano Allesina, un ricercatore di Carpi che lavora all’estero ha fatto uno studio sul fenomeno del nepotismo negli atenei italiani. L’iniziativa ha attirato l’attenzione di molti giornali che però hanno dato spazio all’evento in modo acritico: l’Allesina infatti ha valutato la dimensione del fenomeno sulla base dei cognomi di presunti …”nipoti” attivi nelle varie Università.  

L’attendibilità della ricerca ha qualche limite perché è vero che i dati che presenta sono certi, ma si deve tenere in considerazione la possibilità che al censimento siano sfuggiti, avendo essi un cognome diverso, fior di parenti dei vertici accademici delle 80 Università italiane.
L’Allesina, esaminando la documentazione fornita dal ministero dell’Istruzione, ha accertato che tra i 61 mila professori e ricercatori assunti negli atenei italiani ci sono 4.583 cognomi che si ripetono; quelli in cui ci si imbatte di frequente sono Rossi, Russo, Ferrari e  Romano. Si tratta peraltro di cognomi tra i più comuni in Italia.
Il fenomeno del nepotismo valutato secondo il metodo Allesina è imponente al Sud mentre comincia a prendere consistenza  al Nord all’Unimore, l’Università di Modena e Reggio Emilia, molto quotate in campo nazionale.
Le reazioni di rettori, presidi e docenti sono state dure anche a Modena e Reggio, dove tra l’altro i cognomi Rossi e Ferrari sono assai diffusi
Non so quanti siano i giovani che a Varese e Como, cioè all’Università dell’Insubria, possono contare su papà potenti, alla nostra comunità sono note però la presenza e l’attività a Medicina  dei figli di due grandi personaggi come i professori Dionigi e Cherubino. Si sa del loro adeguato profilo professionale, segnale anche della piena consapevolezza di accresciute responsabilità.
A Varese invece abbiamo avuto addirittura casi sfrontati di nepotismo, ma in politica: da definire da regimi sudamericani o asiatici se non fosse stata evidente la loro non pericolosità.
La Lega Nord si porterà per qualche tempo il fardello del “lancio”  di Bossi  junior e non meraviglia se ancora oggi finisca nel mirino per  “devianze” che forse vengono giudicate con particolare severità. Mi riferisco all’assunzione in una struttura, controllata dalla Lega  nella Bergamasca, della cantante del Distretto 51. Contratto di un anno, 1000 euro e poco più al mese.
In tempi di casta una notizia, comunque degna di pubblicazione, che peraltro merita un richiamo alla lunga tradizione di favoritismi che ha sempre accompagnato la gestione del potere da parte di qualsiasi partito. Le bande degli onesti non tramontano mai.

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Pubblicato il 12 Agosto 2011
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