Prima gli uomini, poi le notizie

La lettera di un'amica di Raffaele Crispino apre una riflessione sul diritto di cronaca, sulla fragilità e su cosa resti in futuro a un figlio di un padre che ha commesso reati

La lettera di Erika fa riflettere su tante cose. Parole accalorate che prendono parte per l’amico morto drammaticamente. La signora, dopo aver raccontato una parte della storia di Raffaele Crispino, si chiede cosa troverà tra qualche anno il figlio alla ricerca di informazioni sul suo papà, che quasi non ha conosciuto.

Facile sarebbe per noi nasconderci dietro il diritto di cronaca. Altrettanto facile ragionare in termini tecnicistici sul funzionamento di un giornale elettronico e sui suoi archivi. La questione del diritto all’oblio attraversa il nostro lavoro aprendo una serie di questioni etiche in modo completamente diverso dal passato.
Crediamo però che quanto scritto da Erika apra una riflessione che va anche oltre Raffaele e la sua famiglia. Lei fornisce alcuni elementi sulla vicenda personale di questo uomo, che dopo una serie di fatti delittuosi, decide di porre fine alla propria esistenza.
Crediamo che parlare di riabilitazione abbia però poco senso. Meglio è poter avere diverse letture ed Erka fa il miglior gesto possibile scrivendo la sua lettera. Guarda alla storia di Raffaele con altre lenti che non siano solo quelle del diritto di cronaca. Riflette ad alta voce sull’uomo, il marito, il padre, l’amico. Chiede che possa passare anche l’immagine di chi era: un marito innamorato e un padre affettuoso. Apre un dubbio che permetterà al piccolo bambino di oggi e all’uomo di domani di sapere qualcosa in più del padre che non sia solo un drammatico fatto di cronaca.
La questione sollevata da Erika riguarda la fragilità. Questa è parte di ognuno di noi. Occorre saperla cogliere, accettarla, averne cura, rispetto, attenzione senza alcun giudizio. È difficile, e la nostra società, malgrado i grandi cambiamenti, fatica ancora ad accettare le diversità o le problematicità, magari anche solo temporanee. Spesso è proprio nella fragilità che emergono i tratti più delicati e affascinanti dell’essere umano. Viviamo però in una realtà dove emergono sempre più gli elementi contraddittori che, di fronte a un bisogno di solidarietà, contrappongono stili di vita fatti di elementi vincenti e competitivi dove il debole non può che ritirarsi o soccombere. 
Tutto questo però deve, e non può essere diversamente, fare i conti con il senso di responsabilità. Di fronte alle difficoltà occorre saper chiedere aiuto e farsi carico delle conseguenze delle proprie azioni e anche della propria fragilità. Nel caso di Raffaele la questione è piuttosto complessa, non solo per le ragioni che lo portano a perdere il posto di lavoro, non solo per le tre rapine in nove mesi, come indica Erika, ma per i risvolti che queste potevano avere, e che in parte hanno poi avuto rispetto alla sua vita. Solo per un caso non ci sono state altre vittime.
Noi giornalisti abbiamo il dovere di raccontare i fatti e solo quelli. Non sta a noi giudicare, né assolvere, né condannare. Noi giornalisti abbiamo la responsabilità di aprire le maggiori letture possibili di ogni storia e vicenda. Per questo abbiamo trovato straordinaria la lettera di Erika che consegna al futuro un immagine di Raffaele fatta anche di dolcezza oltre che disperazione. 

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Pubblicato il 02 Agosto 2011
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