Il giro della padania? “Tutta colpa del Gioàn Brera”

Dibattito senza esclusione di colpi tra i lettori di Varesenews: in poche ore oltre 100 commenti sulla corsa che riempie le prime pagine di questi giorni. C’è chi rilancia: “Facciamo un giro dedicato a Prodi”

Il giro di Padania c’entra con la politica? È questa il tema attorno al quale si sono scatenati i commenti dei lettori di Varesenews. «Poveri piccoli padani in bicicletta» scrive Dieghen «organizzano una manifestazione completamente politica e poi si stupiscono delle polemiche politiche». La contraddizione, quando si parla di politica, è sempre in agguato, come fa notare Alessandro che seganal un articolo del “Resto del Carlino” in cui si afferma che «nella corsa ciclistica che ha la Lega Nord come promotore, fra gli sponsor ci sono anche Coopsette e Unieco, realtà storiche della cooperazione di sinistra».
Se la natura politica della corsa ciclistica è motivo di discussione, l’esistenza della Padania scatena i peggiori istinti geografici. Una tecnica per sostenere la propria tesi è trovare casi simili. La domanda nel lettore sorge spontanea: si sarebbero scatenate le stesse polemiche se si fosse trattato della Lucania o del Salento, visto che quello delle Fiandre esiste già? Così Mario: «Questa è un’ottima corsa a tappe in preparazione per il mondiale e ricordo che i corridori sono professionisti! A loro non credo proprio interessi se la corsa si chiami Giro della Padania o Giro del Salento».
Ma da dove arriva la definizione Padania? Marchese 77 si attacca a Wikipedia: «È una denominazione geografica alternativa usata per indicare la Val Padana. L’invenzione di tale termine la si deve a Gianni Brera che lo coniò nei primi anni Sessanta mentre il suo utilizzo si è maggiormente diffuso a partire dagli anni novanta quando il movimento politico della Lega Nord indicò con questo nome sia un’entità politico-amministrativa astratta corrispondente all’attuale Italia settentrionale». Chissà quale sarebbe stato il commento dell’Arcimatto a proposito di questo Giro di Padania.
L’uso della violenza è stata un’altra questione dibattuta dai commenti dei lettori: un’opinione meno raffinata e culturale rispetto all’etimologia padana, ma altrettanto efficace per avere uno sguardo diretto su quanto accaduto in questi giorni (schiaffi ai corridori nelle tappe liguri, con disordini e addirittura un agente della polizia che nel caos è stato investito): «che senso ha bloccare con la violenza una gara ciclistica per ragioni politiche?» si chiede Max. In effetti a molti lettori non sono andate giù le immagini delle mani che volano e dei caschi dei poliziotti in tenuta da ordine pubblico. Proprio in merito a questo tema, ecco una serie di opinioni che vanno a braccetto col refrain di questi mesi: i costi. Quindi, «quanto è costata la corsa», «perché pensare ad un evento del genere quando la nave affonda» e, soprattutto, «quanto costa lo spiegamento di polizia e forze dell’ordine visto in questi giorni», dice Veritas03. E non manca neppure la provocazione politica, che sfocia nel grottesco e nel fuori luogo, come scrive “Fli”: «Una volta Prodi fece 600 metri in bicicletta. Anziché criticare sempre, cari sinistri, organizzate il giro di Prodi! Vedrete che nessuno vi contesterà!».
Il Giro di Padania non è passato indifferente neppure ad altri lettori, in questo caso “amici”di Varesenews su Facebook. In un sondaggio lanciato poche ore fa, venivano poste nella pagina dedicata al giornale tre domande, a cui hanno risposto circa 150 persone, alle 18 di oggi, 8 settembre. Per 67 lettori il giro di Padania è una provocazione politica, secondo altri 77 si tratta di una competizione meramente sportiva, mentre solo per 4 si tratta solo di un “evento mediatico”.

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Pubblicato il 08 Settembre 2011
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