La cadrega non c’entra
Le dimissioni del sindaco di Varese dall’Anci non sono una questione di "cadreghe". Almeno non per lui, perché Attilio Fontana è persona seria e poco incline a trarre vantaggi dalla sua posizione di sindaco. Certo, stavolta ne esce a pezzi, perché lui era uno dei promotori dello sciopero degli amministratori contro le scelte del Governo in materia di amministrazioni locali.
Quello che sta succedendo è lo specchio di una situazione pesante, dove regna una grande confusione.
In altri periodi, in politichese, si sarebbe parlato di "centralismo democratico", ovvero della necessità, "suo malgrado", come afferma Fontana, di obbedire alle decisioni del partito.
Peccato però che la Lega non sia il partito comunista e soprattutto che, come afferma Alessandro Vedani, altra persona seria e competente, avesse fatto delle autonomie locali la ragione della propria battaglia politica. Cosa resta di quei principi? Cosa resta di quella "sciancata" antipolitica professata in lungo e in largo per anni? Cosa resta di quella attenzione alle istanze dei territori? Delle battaglie contro i privilegi dei politici e del sottobosco della politica?
Poco e niente. La Lega assomiglia sempre più a quel partito che, negli anni Ottanta con una oscillazione tra il 7 e l’11%, determinava ogni scelta. Il risultato lo conosciamo tutti. L’attuale premier ancora brinda per essersi liberato allora dalla morsa fatale in cui lo avrebbe costretto l’amico poi esule. Via via sempre lui si è liberato di tutti quelli che osavano metterlo in discussione. Con la giustificazione, vera o meno, del federalismo è rimasta alleata solo la Lega.
Lasciamo stare la solita trita e ritrita posizione leghista che lo individuava come il "mafioso di Arcore", e stiamo ai fatti.
Le varie manovre varate dal Governo non sono solo pesanti, ma sono figlie della disperazione dell’emergenza e di ricatti vari. Non c’è visione e non c’è prospettiva e progetto. La Lega in questo marasma ci sta dentro fino al collo, nella forma e nel merito. E a pagarne i costi sono proprio le autonomie locali a partire dalle Regioni fino ad arrivare ai comuni.
Si parla di tagli della politica, ma per ora la mannaia si è vista solo nei confronti dei consiglieri comunali, i più vicini alle istanze dei cittadini. Poi sono state sciolte le circoscrizioni e le comunità montane. Tutto questo non facendo scelte sulla base del merito, ma del mero risparmio economico.
Cambiamo categoria e parliamo di scuola. Si chiudono plessi nei quartieri delle città, risultato di quel che il Governo chiama "riforme". Si fanno classi di trenta bambini e si annulla ogni esperienza che collocava l’Italia tra i paesi di eccelenza.
Non sono discussioni che riguardano la politica nazionale, perché se si chiude la scuola a Valle Olona o a San Fermo, riguarda i varesini.
Vogliamo parlare poi dei servizi? L’amministratore delegato di Trenord dovrebbe dimettersi, come anche chi ha ruoli politici perché le loro affermazioni sono gravissime. Il Governo decide senza sentire ragioni e taglia senza alcun criterio.
Senza fare tante leggi e tanta propaganda si sarebbe potuto cambiare molta della pessima burocrazia romana. Azioni semplici che avrebbero risolto i tanti disagi di chi deve vedersela con gli uffici decentrati dei vari ministeri (basti pensare alla Motorizzazione civile). Si sarebbero potuti risparmiare milioni di euro. E invece si è pensato bene di aprire sedi decentrate dei ministeri in una villa blindata di Monza dove non verrà mai fatto niente.
Passiamo ora all’economia. Quali garanzie vengono date alle imprese, quali segnali di ottimismo o di una spinta o almeno attenzione a un nuovo sviluppo. Che dicono oggi quelle imprese che resistono e che avevano la Lega come interlocutore privilegiato?
Tante domande che hanno diverse possibili risposte. Una fa venire in mente, non ce ne vogliano teologi e storici, i processi di secolarizzazione. Roma non è solo ladrona, è anche una città che ammalia e affascina. Ricchezza, potere, privilegi, feste, possibilità di risolvere problemi a tanti amici sono aspetti di un sistema e di un richiamo quasi irresistibile. Per tanto tempo Bossi era capace di tessere le corde che legavano Ulisse evitandogli di restare incantato dalle sirene. Da tempo il "capo", come lo chiamano con affetto tanti militanti, fatica sempre più a districare le corde che altri gli ingarbugliano. E così quei canti arrivano forti e irresistibili. In un sistema bloccato come quello italiano ancora una volta gli effetti sono ormai ben chiari.
Un disastro per il Paese tutto e addio diversità leghista. Restano i Celti, Pontida e il giro della Padania. Un po’ poco per chi brindava alla fine del Psi e della Prima Repubblica.
La vicenda Fontana, Anci e manovra economica riassume meglio di tanto altro uno scenario che nuovo non è, ma che mai aveva mostrato tutte le contraddizioni del carroccio.
La community di VareseNews
Loro ne fanno già parte
Ultimi commenti
mike su La neve in montagna continua a sciogliersi. Contro la siccità si aspetta la pioggia
Felice su La festa "techno" nei boschi di Lonate Ceppino causa proteste
Rolo su Pullman in sosta con i motori accesi, la segnalazione e la risposta di Autolinee Varesine
lenny54 su "C'è del dolo nelle modifiche al Superbonus"
Felice su Architetti, geometri, ingegneri e costruttori all'unisono: "Da Super Bonus a Super Malus"
Felice su Dentro la loggia del Battistero di San Giovanni a Varese restituita alla città





Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.