Duemilalibri ricorda il “Cristoforo Colombo dell’informatica”
A pochi mesi dalla sua morte, la città ha voluto ricordare Padre Roberto Busa, gallaratese di adozione. Il suo “index Tomisticus” è alla base delle moderne tecnologie per scrivere a computer
C’è in filo rosso che collega il t9 sul cellulare e Gallarate: Padre Roberto Busa. Il prete Gesuita, morto nello scorso agosto è stato infatti il padre dell’Index Tomisticus e ha vissuto per molti anni a Gallarate. E così la città ha voluto rendere omaggio al suo illustre cittadino durante gli eventi per l’edizione 2011 di Duemilalibri.
Il rapporto di Padre Busa e i libri è stato caratterizzato dal «primo tentativo di trascrivere un testo in digitale -racconta uno dei suoi collaboratori, Marco Passarotti– e 50 anni fa non era così scontato come oggi». Un lavoro così poco scontato che «anche l’IBM non voleva finanziare il progetto» ma poi «hanno pagato per 30 anni il lavoro perchè si trattava di un’opera strategica».
Il progetto consisteva nell’analisi di tutte le opere di San Tommaso d’Aquino con analisi grammaticali e indicazione del lemma per ogni parola. Un lavoro titanico a causa della mole di lavoro che, nella prima accezione si è concretizzato in 12 milioni di schede perforate raccolte in 90 armadi per un totale di 500 tonnellate.
L’importanza di questo lavoro è stato quello di aver «posto le basi per ciò che noi oggi usiamo tutti i giorni come il correttore automatico su World o il t9 del cellulare».
Al ricordo del Gesuita nel ridotto del Teatro Condomino ha partecipato anche il giornalista Armando Torno che oltre a sottolineare le diverse sfaccettature del lavoro «del Cristoforo Colombo dell’informatica» ha voluto lanciare un allarme nel progresso tecnologico. «Se i nuovi sistemi tecnologici dovessero “dimenticarsi” di qualche archivio -ha detto Torno- noi assisteremmo ad una nuova barbarie».
E anche oggi il lavoro di traduzione iniziato da Padre Roberto Busa continua «nonostante le poche migliaia di euro di finanziamenti e il tentativo di togliere la speranza del domani ai giovani ricercatori».
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