Un anno fa l’attentato alla Lega. Ancora impunito
Nella notte del 29 dicembre 2010 un'esplosione distrusse la vetrina della sede del Carroccio. Gli attentatori, filmati dalle telecamere, sono ancora senza nome
La mattina di un anno fa, il 29 dicembre 2010, telegiornali e quotidiani on line aprivano le loro edizioni con una notizia proveniente da Gemonio, facendo sobbalzare tutti coloro che vivono nel paese valcuviano o comunque nella nostra provincia. Nel corso della notte petardi piuttosto potenti avevano mandato in frantumi la vetrina della sede locale della Lega Nord, situata in via Marsala al piano terra di un edificio che si trova a metà strada tra la piazza principale e l’abitazione di Umberto Bossi, allora ministro, e a pochi passi del Museo Bodini.
Un’esplosione violenta che ha giustamente mosso subito la macchina delle indagini che fin dai primi minuti parevano avere un indirizzo sicuro, anche grazie alle diverse telecamere che monitorano la zona (una dà proprio sulla vetrina colpita, un’altra controlla piazza Vittoria). Immagini che mostravano all’opera due persone inquadrate in modo piuttosto nitido, seppur con giubbotto e cappuccio addosso. La mattina di San Silvestro venne arrestato anche un ragazzo del paese che passò in cella il Capodanno per essere poi scarcerato poco dopo. E le motivazioni del giudice parlarono di «mediocre delazione dettata da piaggeria». Lo stesso Bossi tra l’altro disse che i ragazzi sospettati erano figli di militanti leghisti e comunque conoscenti di uno dei suoi figli, contribuendo presto a far vacillare le accuse.
Oggi, a un anno di distanza e nonostante i successivi rilievi della Polizia Scientifica giunta appositamente da Roma, gli attentatori di via Marsala sono ancora senza un volto né un nome. Una risposta mancante che era stata promessa ma che lascia tuttora a bocca asciutta tutti coloro che la meriterebbero: dai militanti della Lega che in quella sede lavorano, ai padroni dello stabile, a una comunità che sa di ospitare nelle proprie notti qualche aspirante bombarolo. Fino (e soprattutto) al giovane arrestato e alla sua famiglia.
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