Le indagini: un numero di telefono sul diario e i “tranelli” su Facebook
Si è partiti da una traccia minima, che solo dopo lungo approfondimento ha portato a Milano. Intanto, gli aguzzini tentavano di depistare
«Per tre giorni siamo stati col fiato sospeso. Eravamo preoccupati, perché capita di trovarsi di fronte a storie terribili. E abbiamo fatto ogni sforzo». Il tenente Elisabetta Spoti – comandante del Nucleo Radiomobile dei carabinieri di Gallarate – ha gli occhi un po’ stanchi e un sorriso appena accennato: lei, il capitano Michele La Stella e il sostituto procuratore Nadia Calcaterra (nella foto) per tre giorni hanno lavorato ininterrottamente – insieme ai carabinieri di Gallarate, Milano, persino della Toscana – per arrivare a trovare il prima possibile la tredicenne scomparsa e finita in un gorgo che rischiava di inghiottire la sua vita per sempre. «Hanno lavorato giorno e notte, con tutti gli strumenti a disposizione» riconosce anche il procuratore di Busto Arsizio Francesco Dettori.
«Fin dall’inizio temevamo fosse entrata in qualche brutto giro» dice il capitano La Stella. E all’inizio quello che si aveva in mano era ben poco: «Un numero di telefono, annotato sul diario della ragazzina», dice Dettori. Da lì gli uomini del capitano La Stella (a sinistra nella foto) sono risaliti ad un ragazzo rumeno che vive a Cortona (Arezzo), individuato poi dai militari toscani: il giovane – che è poi risultato totalmente estraneo ai fatti e ha anzi collaborato attivamente – aveva ricevuto il telefono in prestito da un suo conoscente. Così ci si è potuti mettere sulle tracce di S.M., il 24enne che risultava abitare in provincia di Pavia, ma che in realtà era in qualche punto di Milano. Carabinieri e procura hanno seguito la pista giusta, senza farsi ingannare dai messaggi comparsi sul profilo Facebook della ragazzina: «Continuava a chattare, dicendo di essere a Roma» spiega ancora il capitano La Stella. Troppo esplicito quel messaggio per non apparire un tentativo di depistaggio, che – si è scoperto in seguito – era stato fatto proprio dalla tredicenne, che scriveva da un internet point, probabilmente consigliata dal suo "fidanzato"-aguzzino.
Alla fine i carabinieri sono arrivati a stringere il cerchio intorno a S.M.: il giovane è stato fermato in pieno centro di Milano, in piazza Fontana. Ha negato, poi messo alle strette ha fatto una timida ammissione: ma la prova definitiva l’ha data una telefonata ricevuta dalla stessa tredicenne, che chiamava da via Padova, zona di prima periferia nord-est della città. Qui i carabinieri hanno liberato la ragazzina, che non è apparsa sollevata, tanto era forte il giogo psicologico creato dal ragazzo. Una indagine andata a buon fine, nonostante l’iniziale ritardo: la famiglia – che credeva fosse con un’amica – ha denunciato la scomparsa solo domenica mattina, quando già si erano perse ore preziose. «Alle famiglie raccomandiamo di prestare attenzione e di cogliere ogni segno di disagio dei ragazzi» dice il sostituto procuratore Calcaterra. E ad avvertire subito le forze dell’ordine.
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