Padre killer, non ricorda nulla ma è sano di mente
La perizia psichiatrica ha concluso che può affrontare il processo ma oggi il suo difensore in aula ha sostenuto il contrario
Mario Camboni è in grado di affrontare un processo ed è capace di intendere e di volere. Sono le conclusioni a cui è giunto lo psichiatra Mario Girola, incaricato dal gip Cristina Marzagalli di chiarire le condizioni di salute dell’uomo che, il 25 aprile del 2011, ha assassinato a coltellate la figlia e ha ferito gravemente il figlio, a Gavirate.
I legali di Camboni non sono d’accordo, secondo il consulente dell’avvocato difensore Paolo Bossi, infatti, l’uomo soffrirebbe di un complesso disturbo di personalità con tendenza al discontrollo pulsionale, che sommato all’allontamento dal domicilio subito in quei mesi, ha generato un’incapacità di intendere e di volere al momento del fatto. Inoltre non ricorda nulla della vicenda, un buco nero traumatico.
Il consulente del tribunale, invece, ha convenuto che Camboni ha sì delle amnesie (non ricorda nulla dell’omicidio, o così almeno ha dichiarato) ma si tratterebbe di una forma di autodifesa dal dolore dell’episodio.
I risultati finale della perizia sono stati discussi questa mattina durante l’udienza dell’incidente probatorio, alla presenza di tutti i periti nominati dalle parti.
L’indagine d’altronde è agli sgoccioli e con questo tassello il pm della pubblica accusa, Luca Petrucci, si appesta, nei prossimi giorni, a depositare l’avviso di chiusura indagini.
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