David Maria Turoldo vent’anni dopo
Il 6 febbraio del 1992 moriva un grande profeta. Gianfranco Ravasi ed altri ricordano la sua azione e la sua storia
“A distanza di vent’anni dalla sua morte, come è attestato dai suoi libri sempre riediti, la sua figura incide ancora nella memoria ma anche nella coscienza di molti”.
A rendere omaggio a David Maria Turoldo, scomparso a Milano il 6 febbraio 1992 è il suo amico Gianfranco Ravasi con un lungo articolo sul Domenicale del Sole 24ore.
“La sua figura imponente e sanguigna dalla quale fuoriusciva una voce da cattedrale o deserto, vanamente temperata dall’invincibile sorriso degli occhi chiari, aveva proprio nella Parola per eccellenza il suo alimento vitale. «Servo e ministro sono della Parola» si era autodefinito, consapevole che ormai tutto il suo essere si era trasformato in una «conchiglia ripiena» dell’eco di quella parola infinita come il mare. L’intreccio tra Parola e parole – prosegue Ravasi nel suo articolo -, tra storia divina e storia umana fu sempre anche alla radice del suo impegno nell’incarnazione del cristianesimo, che si attestava spesso sulle frontiere più roventi o nei territori più disabitate di presenze religiose”.
Che “David Maria Turoldo sia stato uomo e prete scomodo non c’ è dubbio”. Scriveva dieci ani fa Giuseppina Manin in un articolo per Il corriere. «Ancora oggi don David resta un corpo estraneo, persino nel suo stesso Ordine – raccontava Zanzotto -. L’unico ad avvicinarsi a lui, anche se solo alla fine, è stato il cardinale Martini. Un po’ tardi, Turoldo era già malato». Difatti, consegnandogli il Premio Lazzati, Martini si scusò: «La Chiesa riconosce la profezia troppo tardi». Certo, un carattere impetuoso e intransigente come quello di don David, incapace di bugie e di mezzi toni, non era consono all’ambiente cattolico. Il suo aspetto stesso – un gigante di due metri, capelli rossastri al vento, mani da taglialegna, vocione da basso – gli rendeva impossibile il compromesso”.
Affetto ormai da anni da un tumore al pancreas, dopo un itinerario in vari luoghi di cura, morì all’ospedale "San Pio X" di Milano il 6 febbraio 1992; il 2 febbraio, al termine della messa domenicale, si era congedato dai fedeli con la frase: «la vita non finisce mai!». I suoi funerali videro la partecipazione di oltre tremila persone, gente semplice frammista a intellettuali, in attesa per ore di arrivare alla sua bara.
Presiedette le esequie il cardinale Carlo Maria Martini. Un secondo rito funebre venne celebrato nella sua Casa a Fontanella di Sotto il Monte, nel cui piccolo cimitero fu sepolto.
"Nei nostri giorni così superficiali – termina così il suo articolo Ravasi – sarebe ancor più necessaria la voce di Turoldo che inquieta la pigra pace delle coscienze di credenti e non credenti col fuoco di quell’Alfabeto che risuona nel roveto ardente".
"Nei nostri giorni così superficiali – termina così il suo articolo Ravasi – sarebe ancor più necessaria la voce di Turoldo che inquieta la pigra pace delle coscienze di credenti e non credenti col fuoco di quell’Alfabeto che risuona nel roveto ardente".
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