Denunce ai leghisti, la Questura si difende: “Noi corretti”
Le accuse di blitz politico e atteggiamenti intimidatori non sono piaciute alla Polizia che ha deciso di precisare perché sono stati fermati i ragazzi che scrivevano contro Monti sul muto dell'ippodromo
La denuncia ai 3 leghisti che stavano scrivendo «Monti buffone» sul muro dell’ippodromo fa ancora discutere. Oggi tocca alla Questura precisare, con decisione, la correttezza del suo operato, e rispondere alle critiche che piovono da esponenti leghisti. Un articolo pubblicato oggi dal Corriere della sera, infatti, riprende le affermazioni di Marco Pinti, segretario cittadino leghista, che ha definito l’intervento della polizia, in un comunicato del Giovani Padani, un «blitz buffonesco»,
In quel comunicato (inviato il 9 febbraio) il coordinatore nazionale lombardo del Movimento Giovani Padani Eugenio Zoffili definitiva le 3 denunce una «aberrazione da stato di polizia», mentre l’onorevole Paolo Grimoldi parlava di «atto politico al limite dell’intimidazione». Il sindaco Attiio Fontana ha inoltre espresso perplessità sul fatto che i ragazzi siano stati trattenuti fino alle 5 di mattina. In generale, le critiche leghiste, in varie forme, sono state rispese anche da Varesenews, la Prealpina, la Provincia, Il Giorno, e altre testate locali.
Di fronte a questo fuoco di fila la Questura ha deciso di intervenire. Si tratta di una nota inusuale per le abitudini della polizia, che in genere non commenta mai l’esercizio delle proprie funzioni a tutela della legge, segno che la vicenda sta diventando calda.
«L’intervento delle forze dell’ordine – si legge nella nota – è scaturito a seguito di segnalazione alla sala operativa da parte di alcuni cittadini che hanno assistito ai fatti. I giovani fermati sono stati invitati in questura per l’espletamento delle ordinarie incombenze procedurali, tra cui la redazione dei verbali di sequestro dei materiali utilizzati per vergare la scritta, e sono rimasti presso gli uffici il tempo necessario al comportamento di tali adempimenti».
«Le attività svolte dagli operatori – continua la Questura – a partire dall’intervento sul posto, rientrano nell’alveo delle procedure operative ordinarie. L’autorità giudiziaria è stata informata puntualmente dell’intera attività svolta, per le valutazioni di competenza. Si rappresenta infine che interventi analoghi sono stati effettuati in passato con le medesime modalità».
Insieme, riassumendo, si può dire che la polizia ha solo applicato la legge, informato il magistrato, e ha trattato i ragazzi come degli imbrattatori qualunque.
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