Multe a chi non spala, Porfidio contro il Comune
I cittadini non rispettano l'ordinanza del sindaco sulla pulitura dei marciapiedi davanti alle proprietà private e fioccano le multe ma per l'ex-consigliere comunale sono solo un modo per fare cassa
Quando si parla di multe Audio Porfidio diventa più fumantino del solito. Sua è stata la storica battaglia contro le multe ai disabili in via Roma e non poteva mancare il suo intervento contro i verbali stilati a chi, in questi giorni di neve, non ha rispettato l’ordinanza di spalare i tratti di marciapiede prospicenti le proprietà private. Secondo l’ex-consigliere comunale si tratta, ancora una volta, di un sopruso nei confronti dei cittadini con il solo intento di fare cassa.
Ci mancavano solo le multe ai frontisti che non puliscono i marciapiedi! Dopo aver già raschiato il fondo del barile con gli accertamenti Tarsu, con le multe ai disabili che transitavano in via Roma, con le multe per i parcheggi contromano e chi più ne ha più ne metta, adesso il sindaco Farioli e la sua amministrazione di sanguisughe provano a superare i problemi di bilancio prendendosela con i proprietari delle abitazioni e dei negozi che danno sul fronte strada per la mancata pulizia dei marciapiedi in occasione della nevicata. Il solito metodo del Comune di Busto Arsizio: quando nelle casse comunali non c’è più “benzina” per alimentare gli sprechi e gli sperperi dei grandi eventi e della grandeur a cui ci ha abituati il sindaco (anzi, sarebbe meglio chiamarlo mezzo sindaco) Farioli, nel mirino finiscono subito i cittadini a suon di multe. E in un periodo in cui un giorno sì e l’altro pure sui giornali si parla di tagli al bilancio e di difficoltà a far quadrare i conti da parte dell’assessore al bilancio, guarda caso ecco che l’amministrazione architetta un nuovo modo per spillare “sangue” ai contribuenti. E via, con un altro giro di multe a raffica. Di punto in bianco si scopre che l’ordinanza che impone la pulizia dei marciapiedi non è una “grida manzoniana” ma una norma da far rispettare a tutti i costi, e quindi giù senza pietà con il blocchetto e la matita ad elevare contravvenzioni ai cittadini, che giustamente si chiedono se i tratti di marciapiede di competenza comunale siano stati regolarmente puliti da neve e ghiaccio. E la risposta, ovviamente, nella stragrande maggioranza dei casi è no.
Ci vuole una bella faccia tosta ad elevare contravvenzioni in questo modo. Come quando il comandante della polizia locale, quello che c’era prima, stabilì dalla sera alla mattina che la sosta contromano era da sanzionare, dopo che per anni nessuno lo aveva fatto. Da un punto di vista giuridico e normativo nessuno può dire nulla: se c’è un’ordinanza o una norma del codice della strada che impone un determinato comportamento, va applicata e fatta rispettare. Ma dove sta il buon senso di un amministratore pubblico che gestisce la città per il bene dei suoi cittadini? Prima di armare i vigili con il blocchetto delle contravvenzioni dovrebbe perlomeno avvisare i cittadini che d’ora in poi non sarebbe stato più tollerato il mancato rispetto dell’ordinanza. Questa si chiama prevenzione. Se non si agisce in questo modo si vuole soltanto speculare su un cavillo legale per fare cassa ai danni dei cittadini ignari e incolpevoli. Non è così che si amministra la cosa pubblica: ci vuole buon senso, trasparenza e chiarezza nell’applicare le normative e nel farle capire ai cittadini. Ci vogliono anche serietà e credibilità nel comminare le sanzioni: come spiegare altrimenti ad un cittadino o ad un negoziante, che prende la multa per non aver ripulito il marciapiede, che tutti quei marciapiedi che avrebbe dovuto ripulire Agesp sono delle lastre di ghiaccio ma nessuno sanzionerà Agesp oppure che in largo Giardino tutte le mattine c’è il caos di auto in divieto di sosta ma nessuno interviene a dare le multe? Da consigliere comunale ho sempre invocato per prima la tolleranza zero contro l’illegalità e il mancato rispetto delle norme del codice della strada ma il Comune dev’essere il primo a dare il buon esempio, agendo con severità ma prima di tutto con buon senso, andando a colpire chi merita di essere colpito ma non utilizzando la legge come un facile strumento per fare cassa alle spalle dei cittadini che già pagano le tasse. Buon esempio, infine, significa anche saper fare qualche sacrificio per primi a palazzo, rinunciando ad una parte dei propri stipendi e indennità per restituire ai ruoli politici e amministrativi quella dignità dello spirito di servizio che oggi manca, e che renderebbe più serio e più credibili agli occhi del cittadino anche chi cerca di far applicare con severità le leggi e le ordinanze.
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