Le Acli a congresso, per rilanciare il “senso di comunità”
Davanti a 120 delegati, il presidente nazionale Olivero ha invitato a recuperare quel senso di appartenenza civile e positiva per affrontare il difficile contesto storico
Si è aperto ai Molini Marzoli di Busto Arsizio il XVIII congresso provinciale delle Acli. Un appuntamento che mette fine a quattro anni di lavoro intensi vissuti in un contesto economico decisamente delicato.
Presenti in sala Andrea Olivero, presidente nazionale, Gianbattista Armelloni, presidente regionale; i consiglieri regionali Stefano Tosi e Alessandro Alfieri; Carmela Tascone segretario provinciale della CISL; il sindaco di Busto Gigi Farioli e monsignor Agnesi.
Il presidente nazionale Olivero ha sollecitato i presenti a lavorare per recuperare il senso di comunità: « Senza comunità non usciremo dai problemi che abbiamo di fronte – ha sottolineato – Certo, non sempre la comunità è positiva: si può essere comunità contro un campo rom, contro un progetto necessario come la TAV. Invece dobbiamo fare comunità in senso positivo: ricostruire una comunità coesa , anche se non con le stesse posizioni. Molti di noi non hanno ancora colto la necessità di cambiare, siamo di fronte a crisi di sistema che ci ha portato sull’orlo del baratro».
Ripensare alla crescita in senso qualitativo e non quantitativo, dunque, dove le Acli si collocano in posizione contraria rispetto a una riforma ampia della legislazione del lavoro, che discuta anche dello Statuto dei lavoratori a cui anche le Acli hanno dato il proprio contributo: « Non interessa solo l’articolo 18 – ha voluto rimarcare Il presidente nazionale – ma il valore del lavoro stabile, che non vuol dire un solo lavoro per tutta la vita ma una sicurezza sociale per tutti Non arrendersi al suicidio della politica, non arrendersi al futuro in mano a tecnocrati e meri amministratori. Il Welfare può essere riformato nella consapevolezza del suo carattere universale. Un ripensamento sui fruitori, senza dimenticare il suo lato universale che si estende anche agli immigrati»
Il segretario Cisl Tascone ha ricordato il problema dell’occupazione giovanile con
ventiduemila giovani che non lavorano nè studiano: « Questo è un dato che ci chiama a responsabilità. Si fa fatica a orientare le politiche di sviluppo su questo territorio, anche per il momento mediatico non felice, dove i sindacati vengono spesso descritti come coloro che difendono privilegi e posizione ormai velleitarie».
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