Twitto ergo sum (quindi esisto)
Lunedì con il direttore Marco Giovannelli mezz'ora di diretta sulla pagina Facebook di Varesenews. Tema: la comunicazione ai tempi dei social network. Michele Serra ha ragione o torto?
“Per comunicare basta scrivere ‘io esisto’. Per scrivere, spesso è necessario dimenticarlo”. Si chiude così il secondo, lungo, intervento di Michele Serra sul “caso Twitter”.
Un passo indietro: Serra sta guardando la televisione con un amico più giovane al fianco, che nel frattempo twitta. Incuriosito dal mezzo il “vecchio” giornalista segue i commenti e trae una conclusione: chi sta scrivendo vede tutto o bianco o nero. Nessuna riflessione profonda, solo “tesi e antitesi”. Insomma, solo un cicaleccio di sottofondo dove chi trova la frase ad effetto più efficace, l’ha vinta sugli altri.
E Serra(infelicemente) conclude sulla sua Amaca di Repubblica: “Se dovessi Twittare il concetto direi: Twitter mi fa schifo. Per fortuna non Twitto”. Apriti cielo. Il “popolo del web” si è scatenato…Una pioggia di commenti ostili. Oggi Michele Serra ci torna su e dice: “L’altro giorno ho scritto un corsivo contro il sensazionalismo urlato della stampa italiana. Pochi commenti tutti favorevoli. Attaccare il linguaggio dei giornali equivale oggi, a sfondare una porta aperta. Al contrario esprimere dubbi su Twitter suscita una reazione veemente e compatta dei suoi utenti”.
"In realtà entrambi i miei interventi – quella contro i giornali, quella contro Twitter – trattavano lo stesso tema: l’uso frettoloso e impulsivo della parola. La prevalenza dell’emotività sul ragionamento. Nel caso di Twitter sostenevo che fosse la formula di quel medium (brevità più velocità) a scoraggiare un pensiero più strutturato e più adulto….Le accetto, le critiche. Ma in cambio mi piacerebbe molto che questa breve lite mediatica servisse anche a chi twitta. Servisse a capire che il rispetto delle parole, anche sui nuovi media, è almeno altrettanto importante dell’urgenza-obbligo-smania di "comunicare”.
Un tema di grande interesse. Complesso ma non per pochi considerato il numero di iscritti a Facebook e Twitter. Lunedì, nella diretta con il direttore su Facebook vorremmo proprio parlare di questo. Dei nuovi linguaggi e dei social network. E’ vero che Facebook e Twitter limitano il pensiero, lo canalizzano, per certi versi lo imbavagliano? Non vi è mai capitato di voler intervenire su Twitter esprimendo un pensiero che necessiti di oltre 140 caratteri? E in più: i frequentatori dei social network, in generale, sono snob con un alto concetto di sè? Se sì, non è che in questo modo invece di fare divulgazione escludono proprio la fascia di chi avrebbe più bisogno di ragionare e scambiare opinioni? Voi che ne pensate? Ci vediamo lunedì dalle 12.30 alle 13 (indovinate un po’?) sulla pagina Facebook di Varesenews.
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