Un giorno senza immigrati, si può?
Da pochi anni il 1 marzo è la giornata di "sciopero e manifestazione" dei lavoratori stranieri in Italia. Simbolo della manifestazione il colore giallo
Cosa succederebbe se i quattro milioni e mezzo di immigrati che vivono in Italia decidessero di incrociare le braccia per un giorno? E se a sostenere la loro azione ci fossero anche i milioni di italiani stanchi del razzismo?
Già, cosa succederebbe senza immigrati per 24 ore? Probabilmente non lo scopriremo veramente neanche quest’anno, ma intanto, oggi, proviamo a chiedercelo. Da pochi anni il 1 marzo è la giornata di "sciopero e manifestazione" dei lavoratori immigrati. Per farsi sentire, per dimostrare che non sono solo "utili" ma "necessari" come lavoratori e lavoratrici nella società italiana, per dialogare con i cittadini italiani che ancora non se ne rendono conto. Non si è mai arrivati veramente a uno "sciopero generale", ma la giornata ha comunque un significato importante.
L’iniziativa si chiama "Un giorno senza di noi" e si contraddistiungue per il colore giallo da indossare, sventolare o esibire.
Il Primo Marzo "nasce" il 29 novembre del 2009, gemellato con la francese Journée sans immigrés, per iniziativa di quattro donne, due bianche e due nere: Nelly Diop, Daimarely Quintero, Stefania Ragusa, Cristina Seynabou Sebastiani. Dotato in partenza di un’anima orgogliosamente meticcia, da subito ha riunito italiani, migranti, seconde generazioni: tutti accomunati dal rifiuto del razzismo e della cultura dell’esclusione. Le premesse e le aspirazioni del movimento si ritrovano nel manifesto programmatico che è stato il nostro primo atto pubblico.
Oltre ai consueti indumenti gialli, la novità del 2012 è la distribuzione di un copri-passaporto, che riporterà il primo e l’ultimo articolo della Carta mondiale dei migranti sulla libera circolazione delle persone, firmata lo scorso anno a Gorèe.
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