Una morte sul lavoro è una sconfitta per tutti
La morte dell'operaio di 42 anni, Kujtim Ramaj, ucciso dalle esalazioni tossiche in un tombino, nel commento di Oriella Riccardi, responsabile sicurezza delle segreteria provinciale della Cgil di Varese
La morte dell’operaio albanese di 42 anni, Kujtim Ramaj, ucciso dalle esalazioni tossiche in un tombino a Castiglione Olona non deve passare inosservata. È la richiesta della Cgil di Varese, che con una nota firmata dalla responsabile sicurezza della segretaria provinciale Oriella Riccardi chiede maggiori controlli e vigilanza affinché episodi simili non si ripetano. L’altro ferito, un ragazzo italiano di 30 anni, è ancora ricoverato in ospedale in prognosi riservata: «Il triste bilancio dell’incidente avvenuto ieri a Castiglione Olona è grave – si legge nella nota dei Cgil -. Si tratta del terzo morto per lavoro del 2012 in provincia di Varese. Forse sarebbe bastato un semplice dispositivo di prevenzione per salvarlo perché le morti sul lavoro non avvengono mai per una fatalità. I due operai della Seprio srl stavano lavorando all’interno della rete fognaria comunale di Castiglione Olona nel parcheggio antistante la Bilcare Research, azienda chimica di via XXIV Maggio. Stavano smaltando l’interno dei chiusini con una resina speciale o vernice epossidica, le cui esalazioni, probabilmente rese più intense dal caldo, si sono rivelate tossiche al punto di farli svenire entrambi. Sono stati soccorsi ed estratti dai colleghi, che si sono preoccupati non vedendoli riemergere dal chiusino per un tempo prolungato, sono stati affidati alle cure del 118 ma non c’è stato nulla da fare. Kujtim Ramaj è morto poco dopo il ricovero mentre l’altro operaio è ricoverato al Circolo di Varese. Ancora una volta si tratta di un infortunio mortale
avvenuto in occasione di un lavoro in appalto, questa volta affidato dal Comune di Castiglione Olona alla ditta Seprio srl. La questione degli appalti è un tema costantemente sotto la nostra attenzione per le difficoltà di individuazione e assegnazione delle responsabilità in merito alla sicurezza tra impresa appaltante ed impresa appaltatrice, ed è anche questo possibile rimbalzo di responsabilità che viene troppo spesso sottovalutato il rischio sul lavoro – spiega Oriella Riccardi -. Ma chi ha la responsabilità della sicurezza qualunque ruolo ricopra, in primis il datore di lavoro, dovrebbe sempre adoperarsi affinchè il lavoro sia realizzato in una situazione di massima sicurezza rafforzando vincoli, dispositivi, controlli e non semplificando, sono proprio le semplificazioni che aumentano i rischi per i lavoratori. E’ allarmante e drammatico constatare che si può ancora morire intossicati da una vernice e viene spontaneo domandarsi: ma la resina o vernice utilizzata era adatta ad un uso in ambiente chiuso e spazio ristretto? I lavoratori sono stati formati e informati circa l’uso dei dispositivi di protezione? Se fossero state applicate le disposizioni di legge si sarebbe sicuramente evitata la tragedia. Le dinamiche dell’infortunio e le responsabilità saranno accertate dagli inquirenti e dagli organi ispettivi che agiranno sicuramente con
cognizione di causa e solerzia; ma gli infortuni mortali consegnano sempre a chi è preposto alla tutela e alla sicurezza sul lavoro una grande responsabilità, perché un infortunio mortale non avviene mai per fatalità ma per responsabilità precise. Per questo ci preme di ribadire con forza alle aziende che, nonostante questo durissimo momento di crisi non si può trascurare l’allerta in tema di sicurezza, non si può abbassare la guardia, la sicurezza non può essere considerata un costo e non si può vederne solamente la complessità dal punto di vista delle pratiche e dei documenti da compilare – chiosa la nota -. Una morte sul lavoro o un infortunio grave sono un dramma non solo per una famiglia, ma per la collettività intera. È una sconfitta di tutti e per tutti. Anche per i datori di lavoro è doveroso quindi non sottovalutare, non semplificare ma promuovere la cultura della prevenzione e della sicurezza sul lavoro. Alla famiglia dell’operaio che ci ha lasciato non possiamo consegnare solo le nostre condoglianze che esprimiamo con sentita costernazione, e neppure solo la nostra indignazione per quanto accaduto, ma dobbiamo continuare ad impegnarci per far applicare le leggi che esistono nel nostro paese dove la formazione sulla prevenzione del rischio è diventata prioritaria, dobbiamo fare tutti di più evitare che si debba continuamente a morire di lavoro».
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