Ventoso batte la “Giovine Italia”
Lo spagnolo vince lo sprint di Frosinone davanti a un tris di promettenti azzurri. Caduta nel finale, a terra anche Cavendish, Goss e Pozzato
Un’altra volata e un’altra caduta nel finale al Giro d’Italia dove la lotta per restare con i primi sul rettilineo conclusivo continua a fare più danni della grandine. Questa volta è determinante una curva ai 400 metri, presa male dall’apripista del team Green Edge alle cui spalle si incartano anche alcuni dei migliori sprinter del gruppo tra cui Goss, Pozzato e il campione del mondo Cavendish.
Chi resta ben saldo in bici è invece lo spagnolo Francisco Ventoso della Movistar (foto dal sito della squadra): è lui a vincere la nona frazione, con arrivo a Frosinone, grazie a una bella rimonta negli ultimi metri con cui ha superato un terzetto di giovani talenti italiani. Dietro al cantabrico infatti chiudono Fabio Felline (Androni), Giacomo Nizzolo (Radioshack) e Damiano Caruso (Liquigas) il quale conserva la maglia bianca di miglior giovane.
Ridurre la tappa alla volata finale però è riduttivo, visto che negli ultimi chilometri la corsa è stata resa frizzante dagli uomini di classifica. Una situazione inattesa visto il percorso piatto che non ha scoraggiato un attaccante nato come Joaquim Rodriguez: il capitano della Katusha sta cercando con tutte le forze di indossare la maglia rosa e sullo strappetto a 6,5 chilometri dall’arrivo ha provato l’azione solitaria che ha costretto i rivali a pedalare sodo. Astana e Liquigas – squadre di Kreuziger e Basso – hanno così dovuto lavorare per tappare il buco ma anche gente come Scarponi e Pozzovivo oltre al leader Hesjedal ha dovuto risalire sino alla testa del gruppo per evitare guai. La bagarre è però costata ad alcuni velocisti la possibilità di partecipare allo sprint, tra cui Modolo e Hunter che hanno perso contatto con il gruppone.
Alla fine non è cambiato nulla ma tutto lascia pensare che Rodriguez proverà a conquistare la vetta del Giro già domani, quando è in programma la Civitavecchia-Assisi. Tappa dal profilo a lungo insignificante ma che si conclude con l’ascesa alla città di San Francesco, giudicato Gpm di quarta categoria. Attenzione quindi al "dente" posto a 2,4 chilometri dall’arrivo preceduto dal tratto più duro (anche il 15%), seguito da un tratto in discesa e dalla risalita al traguardo. Tutto da "bere" in pochi metri, con tanti pretendenti al successo parziale.
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