Manigunda: “I miei lamenti sono preghiere per voi”
Intervista al fantasma della nobildonna dei Longobardi che si aggira da secoli tra le mura del Monastero che fece costruire dopo una miracolosa guarigione
È seduta vicino al suo sarcofago. Non si fa vedere, ma fa sentire la sua presenza con dei piccoli spostamenti d’aria. Dopo la foto scattata dall’operaio tra le mura del Monastero, il fantasma di Manigunda, la monaca nobildonna dei Longobardi che fece costruire il Monastero di Cairate, ha deciso di uscire parzialmente allo scoperto.
Una donna di poche parole, l’abbiamo incontrata vicino ai suoi resti, contenuti da secoli in un sarcofago all’interno del Monastero. «Ero bella» racconta con voce flebile, quasi sussurrata.
Non può mostrarsi?
«Meglio di no».
Perché?
(una porta si chiude improvvisamente)
Ok. Da quanti anni si aggira tra queste mura?
«Dalla metà del 700, faccia i conti».
Fece costruire lei questo monastero?
«Ero malata, molto malata. Mi fecero bere dalla fonte di Bergoro e guarii, senza motivo. Per rispettare il mio voto iniziai a far costruire il monastero».
Fonti storiche affermano che lei fosse la regina dei Longobardi…
«Falso. Sono una monaca, mi definirono “regina” dopo che hanno ritrovato il mio corpo in questo sarcofago, nel XIV secolo, avvolto in vestiti pregiati e rifiniti in oro. Ma era solo un omaggio funebre».
Perchè rimane tra le mura del Monastero?
«E dove dovrei andare?»
Nei secoli hanno raccontato che si sentono i suoi lamenti nelle sere d’estate…
«Una volta era molto più tranquillo».
Cosa la infastidisce?
«Il traffico, gli operai, le domande».
I vicini sono preoccupati di questi lamenti.
«Sono preghiere. Vogliono che smetta? Non so se a loro convenga…»
Ma così spaventa le persone…
(silenzio)
C’è ancora?
«Sì, cosa vuole?»
Oggi si sta valorizzando il passaggio dei Longonardi in queste zone…
«Non mi interessa. Ero, e sono, votata al Signore».
Ma la ricerca delle nostre radici è diventato un valore dei nostri governi.
«Non mi interessa la politica. Non la vostra. La storia non deve essere una scusa per fare politica».
Per essere un fantasma che cerca tranquillità si fa sentire spesso.
«Sono dieci anni che state sistemando il mio monastero. Ci ho messo meno io a farlo costruire. A chi non darebbe fastidio».
Cosa la farebbe felice?
«Meno umidità… e veder tornare il prato nel cortile del mio chiostro».
Posso farle una foto?
(silenzio, la voce cambia origine, è alle mie spalle) «No».
Il sarcofago è leggermente aperto. Buio. Non ci sono più spostamenti d’aria.
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