Un’oboe d’avorio suona Bach
Lo strumento sarà il protagonista prediletto del concerto inaugurale, venerdì 22 alle ore 19, al padiglione sui prati in via Mottarone al Borgo di Mustonate della rassegna organizzata dall’Accademia dei Piaceri Campestri
E’ una storia antica, forse un poco leggenda, quella di Johannes Maria Anciuti: artigiano che nel Settecento dà forma e anima a strumenti eccezionali. Dalla sua bottega accade, un giorno, che esca
un meraviglioso oboe d’avorio. E proprio l’oboe, copia di quella originale di Anciuti affidata alle
mani pratiche ed esperte di Simone Toti, sarà il protagonista prediletto del concerto inaugurale – venerdì 22 alle ore 19 al padiglione sui prati in via Mottarone al Borgo di Mustonate (ingresso libero) – della rassegna organizzata dall’Accademia dei Piaceri Campestri. Di scena l’ensemble “Silete Venti!” – fondato a Milano nel 2004 e ormai di respiro internazionale grazie alla sua meticolosa e ragionata assimilazione delle fonti di musiche barocche e classiche – in una serata dedicata ad “Antonio Vivaldi e l’Angelo di avorio”. Un viaggio in quei concerti che il Prete Rosso scrisse appositamente per l’oboe negli ultimi anni, 1734 – 1735, di permanenza a Venezia. Musica di spregiudicatezza melodica e composta da onde di colori che anticipano il motto di Carl Philipp Emanuel Bach, uno fra i figli più dotati del grande Johann Sebastian: “Un musicista commuove gli altri solo se egli stesso è commosso”. A Toti si richiede, dunque, uno sforzo che sovrasta i limiti delle emozioni umane. Una partecipazione che il maestro, già prima parte dell’Orchestra del Teatro alla Scala, ha affinato negli anni: con la sua passione per i brani di Wolfgang Mozart e la musica antica, che Toti approfondisce ad Amsterdam con Han de Vries e Alfredo Bernardini sino a diplomarsi al Conservatorio Sweelinck. Poi, ecco sorgere “Silete Venti!”, nella quale l’oboista rappresenta un punto di riferimento “per gli ideali alti e le ambizioni di cura e ricerca”. Le stesse ambizioni che Vivaldi ha fatto sue – come già accaduto in quei concerti che noi tutti noi conosciamo come “Le quattro stagioni” – in una raccolta di brani coraggiosi e formidabilmente “immaginifici”.
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