Magarò interrogato resta ai domiciliari
L'associazione per delinquere secondo i magistrati puntava a evitare di versare i contributi previdenziali. Agli arresti domiciliari anche una collaboratrice amministrativa
Il giorno dopo gli arresti, emergono alcuni dettagli sulla vicenda che ha visto finire ai domiciliari Quintino Magarò, "direttore generale e procuratore speciale" della Cooperativa Primavera (così risulta dal sito della cooperativa, che non ha rilasciato dichiarazioni).
L’accusa formulata dal sostituto procuratore Francesca Parola è di associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato e riguarda proprio la gestione della Cooperativa: Magarò e una sua collaboratrice – anche lei ai domiciliari – sono accusati di aver falsificato i cedolini paga dei dipendenti e collaboratori, dichiarando meno ore di lavoro rispetto a quelle effettivamente lavorate, evitando così anche di versare contributi agli Istituti Previdenziali.
Nel corso dell’interrogatorio di garanzia Magarò avrebbe fatto dichiarazioni per chiarire la sua posizione, mentre la sua collaboratrice si è avvalsa della facoltà di non rispondere.
I meccanismi e i ruoli nella vicenda saranno comunque chiariti dalla Procura nei prossimi giorni.
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