Chiude tra “sporchi e snob” il campo del Pime
Si chiude sabato 1 settembre il campo che ha coinvolto un centinaio di persone, tra cui un'ottantiva di giovani provenienti da tutt'Italia
“Ciao Tipi!”. Festeggiano alla grande i ragazzi del campo incontro-lavoro del PIME di Busto Arsizio (via Lega Lombarda, 20). L’incontro è in programma per sabato 1 settembre. Dopo la Santa Messa delle 18 e la cena con grigliata aperta a tutti, dalle 21 parte l’immancabile festa a conclusione dell’edizione 2012, “Che tipi! …ma cosa fanno?”.
I ragazzi, ben 82 (un centinaio, contando la ventina di persone, anziane e non, che da sempre
gravitano attorno al Campo), saranno i protagonisti di un vero e proprio show basato sul celebre programma televisivo “Ciao Darwin”, che fa capo all’organizzazione di Elena Salerno. Così, suddivisi tra gli “snob” e gli “sporchi”, si sfideranno tra prove canorie e singole, coinvolgendo ovviamente il pubblico: a loro sarà riservata la votazione.
Ancora troppo presto effettuare un bilancio economico e sicuramente non è questa la finalità
principale di questi dieci giorni (dal 22 agosto al 2 settembre) che da anni ormai coinvolgono tantissimi giovani dai 17 anni in su.
Tanti i materiali raccolti (mobili, oggetti vari, indumenti), molta di più l’amicizia creata. Da Asti, Como, Rho, Bergamo, Vigevano sono solo alcune delle provenienze di questi ragazzi. E c’è anche chi è arrivata da Catania, da sola, dopo 17 ore di autobus perché, si sa, “il viaggio in aereo costava troppo”.
Cosa li spinge a sporcarsi le maniche e “sgobbare” mentre i loro coetanei sono a prendere gli ultimi
giorni di sole? «È, in una parola, un’esperienza diversa – risponde Maria Giulia, ormai veterana del campo – qui puoi stare insieme a tante persone e condividere la propria realtà, facendo amicizia con chi proviene da tutte le parti del mondo». «Sono stata colpita dall’organizzazione di questo posto – spiega Grazia, la catanese che mette a confronto il campo siciliano con quello lombardo – e poi, ovviamente, anche io ho fatto amicizia con tantissime persone».
«Ho l’impressione che ogni anno si faccia sempre meno fatica ad ingranare fin dai primi giorni diCampo – afferma soddisfatto chi la Casa del PIME la vive e la “governa”», padre Giovanni Gadda, da tre anni e mezzo a Busto, ma con il sogno nel cuore di ritornare nella terra che lo ha accolto per 35 anni, il Brasile, dove ritornerà ben presto.
Come ogni anno, il ricavato (grazie al mercatino di rivendita, che ha sede proprio all’interno del
PIME) sarà devoluto a due progetti. Per questa edizione ci si dedica al Brasile e alla Cambogia.
Così, si andrà in aiuto del “Centro pastorale Santa Chiara” di Manaus, in Brasile, finanziandone la realizzazione degli impianti elettrici, idraulici e sanitari. La struttura è volta all’evangelizzazione, formazione e promozione umana della popolazione dell’area, in particolare giovani e famiglie in un contesto socio-culturale segnato da gravi disagi.
I fondi ricavati saranno devoluti anche al progetto “Il futuro nelle mani”, attraverso il quale si realizzano percorsi di formazione artigianale rivolti ai giovani di una delle zone più povere di Phnom Penh, di fronte al lago di Trokun, un villaggio ai margini della città, che ben rispecchia la grande povertà in cui versa la Cambogia.
L’offerta formativa prevede due corsi: lavorazione dei metalli e confezione tessile. L’obiettivo
generale è quello di contribuire al raggiungimento dell’indipendenza economica di giovani uomini
e donne nel rispetto delle loro tradizioni artigianali e favorire lo sviluppo dell’economia locale oggi
esistente.
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