Legambiente: “Salviamo il canneto”
L'associazione ambientalista interviene contro il progetto del Comune di Lavena Ponte Tresa sul lungolago
Riceviamo e pubblichiamo la nota di Legambiente
“La Valutazione Ambientale Strategica si delinea come un processo sistematico inteso a valutare le conseguenze sulle tematiche ambientali delle azioni proposte… siano incluse e affrontate, alla pari delle considerazioni di ordine economico e sociale, fin dalle prime fasi (strategiche) del processo decisionale. Questo processo quindi garantisce che gli effetti ambientali, derivanti dall’attuazione di determinati piani e programmi, siano presi in considerazione e valutati durante la loro elaborazione e prima della loro adozione.”
(dal Documento di Scoping del Comune di Lavena Ponte Tresa- 04.2011 pag.3)
Smentendo le proprie stesse premesse e seguendo un copione già lungamente collaudato, l’Amministrazione Comunale di Lavena Ponte Tresa prepara un nuovo intervento sul territorio, in una zona naturale, senza coinvolgere la cittadinanza e tantomeno senza il parere delle Associazioni a difesa dell’ambiente, fra cui Legambiente Ceresium, in assenza di una valutazione di coerenza con le linee d’intervento indicate dalla VAS che essa stessa ha approvate.
L’intenzione di estendere la passeggiata del Lungolago, fa data dall’inizio dell’excursus del sindaco Roncoroni e, in dirittura d’arrivo del suo secondo mandato, ecco comparire un progetto in cui si ipotizza un percorso in calcare ampio tre metri circa, nella fascia di rispetto demaniale sulla sponda, mentre il canneto viene attraversato in tutta la sua profondità, nel punto in cui è più esteso, da un pontile galleggiante, con un non meglio specificato numero di attracchi, per eventuali "emergenze".
Ci rendiamo conto che il reperimento delle risorse economiche per la vita di un Comune è di vitale importanza: da questo dipende in sostanza la qualità della vita di ciascuno e di tutti.
La domanda che rivolgiamo al Sindaco è: garantirsi finanziamenti pubblici giustifica espedienti di qualunque natura, a tutti i livelli?
Questo interrogativo lo abbiamo posto, in passato, al momento dell’impiego di centinaia di migliaia di euro nei lavori di "abbellimento" dello Stretto e del Lungolago in località Lido. Lo poniamo oggi, all’indomani di una stagione di penuria idrica (dai problemi dell’inverno a quelli estivi) in cui intere vie del paese hanno visto i rubinetti desolatamente asciutti, dopo aver subito gli improperi del governo ticinese per la condizione delle acque del Lago, sopportando nostro malgrado un traffico sempre più invadente di auto in colonna verso la frontiera e in direzione dei nuovi centri commerciali.
Ci colpisce che, per lamentate ristrettezze di bilancio, mentre rimangono aleatorie le somme dedicate alla manutenzione e al risanamento, si aprono nuovi capitoli di spesa per interventi non precisamente indispensabili e, dal nostro punto di vista, anche potenzialmente pericolosi: in questo panorama passano in secondo piano i marciapiedi sconnessi, le strade comunali deformate, i tombini intasati dalla sabbia e tutto quel corollario di piccole spine quotidiane che ci avvelenano le giornate, e spuntano i progetti per nuove modificazioni del territorio.
Stupisce anche l’atteggiamento di Provincia e Regione, che in tempi di vacche magre, non lesinano finanziamenti pubblici per opere che, come quella ipotizzata, ledono i principi della VAS, parte integrante del sempre pubblicando Piano di Governo del Territorio, che raccomandava:
“ Bisogna evitare ulteriori edificazioni o antropizzazione delle sponde, tutelando le aree ancora esenti da edificazione, conservando la naturalità dei luoghi ove ancora presente o ripristinandone le condizioni pregresse ove possibile, azioni indispensabili per il miglioramento della qualità delle acque, l’offerta di siti di rifugio per ittiofauna e avifauna ed anche per una maggiore attrattività turistica”
(Documento di scoping della VAS del Comune di Lavena Ponte Tresa- Tutela e potenziamento della rete ecologica, pag 27)
Il progetto di “restyling” della costa che chiude il territorio comunale verso Brusimpiano è un esempio lampante di questa contraddizione: si progetta di impiegare una somma non cospicua, ma sensibile, (di fondi interamente forniti dalla regione, almeno così è dichiarato) per intervenire a modificare una zona naturale, l’ultima che rimane intatta o quasi sulla sponda italiana del Ceresio. Non si pensa a risolvere l’annoso problema degli scarichi inquinanti e degli sfioratori, ma si vuole dare "un attracco d’emergenza" non si sa bene per chi, visto che già esiste una darsena per la Protezione Civile, in paese ci sono tre porticcioli attrezzati per un totale di 142 posti, più un ormeggio privato di 24 posti e alcuni attracchi semi-privati ad uso dei ristoranti: è la massima concentrazione riscontrata sulla sponda varesina del Ceresio. Non si pensa a riattivare la captazione dell’acqua, ma si predispongono rotonde e panchine in seno ad un canneto che, nascosto e distante dal centro urbano, si presta a un pronto deterioramento da stress antropico. La proposta di questa "restituzione al godimento pubblico", che ne giustificherebbe l’attuazione, prescinde da un principio cruciale non negoziabile: godere di un bene non significa sfruttarlo a proprio piacimento, ma vuol dire riconoscerne l’unicità e la specificità e mantenerle tali per le future generazioni. Nessuno userebbe un gioiello prezioso come trastullo per un bambino, anche se, probabilmente, la cosa riuscirebbe a tenerlo tranquillo, almeno per un po’.
L’ecosistema del canneto è altrettanto unico, prezioso, come esempio di natura, come insostituibile corridoio ecologico e rifugio per la fauna.
Circolo Legambiente Ceresium
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