Sel: “Diciamo no alla scelta tra Varese e Milano”
I vendoliani considerano sbagliato e demagogico il provvedimento: "Al limite bisognava abolirle del tutto e lasciare solo Regione e Comuni, come da Costituzione". Dubbi sulla città metropolitana, per l'uso del territorio
«Nè con la città metropolitana di Milano nè con la superprovincia pedemontana». Sinistra Ecologia e Libertà di Gallarate si schiera contro la scelta obbligata nel riordino delle province. E boccia la manovra come«l’ennesimo pasticcio del Governo Monti, su cui vengono anche sollevati dubbi di costituzionalità». Come il PdL, anche Sel considera l’operazione imposta dal governo Monti come «un’operazione di pura propaganda».
«Il governo ha fatto una riforma a metà che non produrrà neppure risparmio economico. Senza nessun ragionamento su funzioni, necessità, futuro dei lavoratori impiegati negli enti, convenienza per i cittadini, servizi erogati, si è fatto un decreto che anziché risolvere problemi, ne ha creati di nuovi. Furbescamente passando ad altri la patata bollente del definire il riordino. Si sarebbero dovute abolire tutte le province e passare finalmente all’assetto istituzionale pensato dai costituenti: quello formato da Regioni e Comuni. Ma così il Governo non ha voluto: troppi gli interessi che si andavano a toccare. Meglio limitarsi a dare i numeri per procedere con nuove province i cui presidenti e consigli non sono eletti dai cittadini, ma nominati. Un vero rifugio della casta, che solo a parole si fa finta di contrastare. Innanzitutto dunque è necessario riaffermare che qualunque luogo di governo debba essere democratico ed eletto».
La scelta tra Varese e Milano è, in sè, sbagliata, le posizioni non convincono per niente SEL, che comunque è convinta che la legge non passerà perchè incostituzionale. «Oggi ci troviamo a discutere con una Lega che vuole assolutamente difendere la Provincia di Varese, sostenendone la virtuosità (dimenticando per esempio che, nonostante varie sentenze del TAR abbiano fatto chiarezza sull’attribuzione di competenza, rifiuta di sostenere l’assistenza ai disabili nelle scuole superiori): una posizione che lascia sentire il rumore della cadrega su cui si tenta ostinatamente di rimanere seduti. E a scegliere tra la città metropolitana di Milano e la maxi provincia con Como, Lecco, Monza, Sondrio. La prima scelta, la città metropolitana, non ci piace: perdere la possibilità di realizzare la propria programmazione territoriale significa rinunciare a immaginare una città diversa disegnata con la partecipazione di chi la città la vive. Quanto successo con Malpensa nel passato e nel presente ci dovrebbe ben dire qualcosa. La seconda scelta pure non ci convince: si creerebbe un territorio amministrativo ampio e disomogeneo, incapace di guardare alle necessità dei cittadini, impegnato a litigare per aggiudicarsi più spazio. Lo si vede già dalle posizioni della provincia di Como, favorevole alla provincia Pedementona solo se si esclude Monza, perché solo così rimarrebbe capoluogo».
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