Consiglio regionale a casa, voto tra il 16 dicembre e il 27 gennaio
La nuova legge elettorale della Lombardia approvata nel pomeriggio di venerdì provoca la firma delle dimissioni dei consiglieri regionali. L’organo in carica fino all’insediamento dei nuovi componenti
Un consiglio regionale che si annunciava come “fiume”: sarebbe pototo durare giorni.
Invece si è concluso a metà pomeriggio, con al votazione della nuova legge elettorale che porterà milioni di lombardi alle urne tra il 16 dicembre e il 27 gennaio, ma con regole corrette (nella foto, la coda dei consiglieri regionali della Lombardia fuori dall’ufficio di protocollo per rassegnare in massa le dimissioni).
In primo luogo non ci sarà più il listino bloccato, tanto criticato per il caso di Nicole Minetti. Si tratta della quota di consiglieri regionali scelti dal candidato presidente, che se eletto porta automaticamente all’interno dell’assemblea. La quota dei consiglieri regionali non potrà superare gli 80.
Poi limite dei due mandati per il presidente della Regione, premio di maggioranza attribuito su base circoscrizionale, e rappresentanza territoriale delle province attuali (non quelle che risulteranno dalla nuova regimentazione che il Governo presto deciderà).
Il voto è passato con 75 sì e un contrario (è il consigliere Saffioti, Pdl, che aveva annunciato il suo voto in tal senso): alle 16 già si sapeva che il testo era passato con larghissima maggioranza. Quindi, come promesso nei giorni scorsi, i consiglieri si sono recati all’ufficio protocollo per rassegnare le dimissioni. Il consiglio resterà comunque in carica fino al subentro dei nuovi componenti, come lo stesso Formigoni ha annunciato salutando metaforicamente i componenti dell’assemblea, “ringrazio tutti, ma c’è ancora molto lavoro da fare insieme”. E sempre lo stesso Formigoni ha parlato di una finestra temporale entro la quale si andrà alle nuove elezioni "Ho parlato anche stamattina col ministro Anna Maria Cancellieri (Interno ndr), la quale mi ha confermato che il Governo fisserà la data delle elezioni in una domenica compresa tra 16 dicembre e il 27 gennaio 2013".
In realtà l’esito dell’assemblea regionale di oggi non era per nulla scontato, almeno ufficialmente, tant’è che le sedute erano state calendarizzate da qui a domenica.
In inizio di seduta, inoltre, l’atteggiamento della Lega Nord era sembrato propenso all’ostruzionismo: uno dei primi interventi dei consiglieri del Carroccio, quello di Dario Bianchi è durato difatti oltre 40 minuti, dopo che il capogruppo Galli, prendendo parola poco dopo l’apertura dei lavori, aveva addirittura proposto il tempo di un’ora per ciascun intervento (nel caso del Carroccio avrebbero teoricamente coperto le 20 ore, una per ogni consigliere).
Poi, al rientro dalla pausa di mezzogiorno le prime aperture, lo stralcio da parte del Pd di tutti gli emendamenti e la convergenza verso il “maxi emendamento”, il dodicesimo (qui il testo integrale in pdf), già frutto, 24 ore prima, dell’accordo fra Pdl e opposizione, cui nella seduta odierna si è accodata la Lega. Non è passata l’ipotesi caldeggiata, sempre dal Carroccio, di portare il voto ad un “election day” primaverile, almeno sentendo quanto affermato da Formigoni alla stampa. Approvato anche un emendamento del Capogruppo della Lega Nord Stefano Galli nel quale si stabilisce che le liste provinciali plurinominali sono composte seguendo l’ordine di alternanza di genere. Non è stata introdotta invece la possibilità di esprimere la doppia preferenza di genere.
Non appena votato, su facebook e twitter si sono sprecate le immagini di firma delle dimissioni da parte dei consiglieri: foto ricordo, e forse qualcosa di più, da annali della politica regionale, che segna la fine di un’era per la Lombardia.
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