E se tornassimo al vecchio “libretto”?
Negli anni ‘70 una famiglia su 3 apriva libretti di risparmio. Oggi una su 50. Eppure il metodo funzionava: così, per la Giornata mondiale del risparmio, la Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate invita a imparare dal passato
La finanza creativa è fallita, ma la necessità di risparmio resta.
Forse è questo l’insegnamento che si può trarre dall’88esima giornata del risparmio organizzata dall’Acri – Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio Spa – che si celebra ogni 31 ottobre dal lontano 1924. Una giornata che quest’anno ha come titolo "La sfida della ripresa poggia sul risparmio". Una parola, e dei gesti, che le generazioni precedenti conoscevano bene, e si sostanziavano speso in salvadanai, scatolette o barattoli dove "mettere da parte i soldi". Il primo "gesto bancario" di risparmio, però, era il libretto: che una intera generazione si è visto aprire, per accumulare i soldi che sarebbero serviti a farci crescere.
«Nel nostro territorio, negli anni Settanta e Ottanta mediamente una famiglia su tre apriva un libretto di risparmio per i nuovi nati, invitando i nonni e i parenti a fare piccoli versamenti negli anni, in occasione di feste e compleanni» a parlare è Roberto Scazzosi, presidente della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate «Il libretto era il segno di una cultura del risparmio che è andata progressivamente perdendosi nel tempo. Negli anni Novanta solo una famiglia su sei pensava ad accumulare un piccolo capitale per i propri figli e oggi stimiamo che soltanto una famiglia su cinquanta mantenga viva la tradizione. Si tratta, senza ombra di dubbio, di un impoverimento complessivo per le nostre comunità. E, invece, proprio in questi anni di crisi è necessario imparare la lezione del passato e tornare a puntare sulla cultura del risparmio, che va insegnata con i fatti alle nuove generazioni, tornsando a fare ciò che facevano i nostri padri».
E se nel secolo scorso lo strumento utilizzato era quello del libretto di risparmio, oggi si sono aggiunti anche altri strumenti, più adeguati ai tempi moderni. Su tutti, i cosiddetti Pac, ovvero i piani d’accumulo del capitale. «Con i Pac si fa fronte all’erosione del sostegno garantito fino a oggi dal welfare –spiega il direttore generale della Bcc Luca Barni– questo tipo di risparmio è quello che oggi manca, è quello che guarda lontano e non al ritorno immediato. Tutelarsi con strumenti di lungo periodo, in grado di supplire al venir meno di presidi di garanzia che erano dati dallo Stato, oltre che per far fronte alle urgenze che si presentano nella vita, è ormai una necessità».
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