Padrone a casa nostra
Una riflessione di Michela Barzi sui manifesti abusivi
Stamattina guardandomi allo specchio, ancora un bel po’ assonnata, mi ha preso un colpo: avevo la stessa faccia di Antonio Rosati, il presidente del Varese Calcio candidato nella lista Maroni. Una faccia che conoscete tutti, visto che è stata appiccicata ovunque in città. Forse, vedendo tanto dispiegamento di manifesti abusivi, vi sarà scappato il commento: alla faccia delle autorizzazioni e della legalità! D’altra parte son tutte cosucce su cui si metterà una pietra sopra dopo le elezioni: passata la festa gabbato lo santo, si dice anche in padania. Guardando bene, però, ho capito che gli attacchinatori del Rosati nella foga si erano abusivamente intrufolati anche in casa mia, appiccicando il manifesto direttamente sullo specchio. Ma come? Siamo passati dal “padroni a casa nostra” al “padrone a casa vostra”?
Il tempo di riprendermi dalla sorpresa ed ecco che si profila un interrogativo. Vuoi vedere che il Rosati oltre ad essere il patron del Varese Calcio si sente anche padrone della città? E sì perché dove c’è lo stadio ci sarà anche un bel progetto “di riqualificazione” dell’area, palazzetto dello sport compreso. E’ tutto nero su bianco nella relazione del Documento di Piano del PGT, rimasta sul sito del Comune per un mesetto ed ora ripiombata tra le nebbie della pianificazione urbanistica varesina.
Certo nulla di illegale: a tutti è concesso presentare un progetto su di un’area che si possiede, ma lo stadio ed il palazzetto sono della città e dei suoi cittadini, non di una società sportiva e men che meno del suo padrone.
Michela Barzi
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