Che aria tira al Circolo?

Pierfausto Vedani affronta la spinosa e difficile situazione all'interno dell'ospedale, tra sostituzioni di dottori e professori che vanno e vengono

Anche in campo medico c’è una sorta di mercato che vede ospedali e cliniche impegnati a ingaggiare direttori dal curriculum rassicurante se decidono di non ricorrere ai loro vivai, che in genere crescono medici di eccellente prospettiva e comunque sempre in grado di rispondere alle

esigenze delle comunità dei rispettivi territori.
È quello che sostanzialmente si è fatto per decenni al “Circolo” con il risultato di poter sempre contare su una invidiabile squadra di dottori. E’ vero che a ogni nomina ci sono brontolii, a volte nemmeno sommessi, ma è umanamente impossibile ottenere consenso generale quando si fa una scelta non facile, inoltre può accadere, e da noi è accaduto, che uomini di elevata preparazione
scientifica non abbiano risposto alle attese di chi li ha scelti come gestori di quelle che oggi vengono chiamate risorse umane, cioè il gruppo di lavoro loro affidato. E’ un concetto che più volte abbiamo richiamato all’attenzione dei lettori perché evidenzia i nuovi requisiti di managerialità che devono avere coloro che in campo sanitario sono chiamati a comandare.
Accade pure che a direttori preparati vengano affidati reparti dove la competizione professionale e logiche spartitorie, nelle quali anche la politica può affiorare, hanno generato situazioni ormai storiche, non facili da sbrogliare.
Insomma fare il direttore, il primario è molto più complicato rispetto al passato.
Corre voce che Como sia sul punto di soffiarci un chirurgo come Boni, uno tra i migliori nella sua specialità recentemente intervistato da Varesenews.
C’è attesa anche per la nomina del nuovo direttore della chirurgia ospedaliera e qui si misurerà
l’impegno della nuova direzione del “Circolo” perché Varese ha una bella tradizione e perché il ringiovanimento, comunque molto affidabile, della chirurgia accademica, può dare ai “concorrenti di scuola ospedaliera l’opportunità di un sorpasso che Renzo Dionigi aveva reso impossibile. 

Tra le voci è interessante quella di un possibile abbandono del professor Tomei, responsabile della neurochirurgia dove nel solco della scuola del grande Bianchi sono cresciuti medici molto preparati, alcuni dei quali hanno poi lasciato Varese per altri luoghi di cura. Il motivo di fondo:

è uno solo il posto riservato al direttore.
Sarà ancora l’Università a scegliere il successore del professor Tomei, nei confronti del quale in passato non sembra ci sia stato il dovuto calore quando rimase vittima di un incredibile errore giudiziario da parte della Corte d’appello milanese.
I nuvoloni neri nel frattempo non hanno ancora lasciato il cielo della cardiochirurgia: per il nuovo direttore Beghi è stata una brutta sorpresa trovarsi gli inquirenti in reparto e vedere affiorare situazioni e verità diverse, contrapposte. Un Rashomon medico, ma che non può vincere l’Oscar.

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Pubblicato il 05 Febbraio 2013
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