Cherubino: “Non sarò la nuova Nicole Minetti”
Il professore, capolista della lista civica Maroni presidente, ha risposto alle domande di Matteo Inzaghi su quale è la sua visione della sanità lombarda. Poi ha ammesso che gli interessa solo un posto di responsabilità nella eventuale futura giunta
Da stasera una cosa è certa: Paolo Cherubino non si è candidato per fare il consigliere regionale. “Voglio un posto di responsabilità nella sanità lombarda, altrimenti io vivo lo stesso, e la Nicole Minetti non la farò. Anche perché non ho certo il fisico adatto”.
Questo per stare alla notizia "pepata" che ogni giornale va cercando. Per stare al cuore della serata invece le questioni affrontate sono state tante, e il capolista della Lista civica Maroni presidente non si è mai sottratto alle domande di un incalzante Matteo Inzaghi.
L’occasione di incontro con “uno che se ne intende” di sanità era ghiotta, ben al di là della campagna elettorale, e il pubblico ha risposto molto bene. Il teatrino Santuccio ha ospitato oltre cento persone ad ascoltare il professore sceso in campo perché chiamato direttamente da Roberto Maroni, per le sue qualità dimostrate sul campo in decenni di lavoro in ospedale, all’università e in campo professionale.
Cherubino attacca subito con un suo cavallo di battaglia: la riorganizzazione dell’intera struttura sanitaria lombarda.
“Per prima cosa occorre fare una ricognizione seria e serena perché, al di la dei proclami sulle nostre eccellenze, la spesa sanitaria va ripensata. Occorre rivedere la medicina
territoriale affinché il malato cronico possa esser curato sul territorio iniziando a dare dignità agli infermieri. Non si tratta di mettere al centro dell’intervento la chiusura degli ospedali, ma di realizzare una loro riconversione decidendo in quali fare eccellenza. Poi – prosegue Cherubino – c’è un secondo livello di carattere universitario dove gravitano gli studenti che devono fare esperienza. Di seguito gli ospedali di medicina di routine dove si applicano le terapia. Più in basso dobbiamo prevedere dei centri di emergenza zonali come esistono a New York, dove si fanno interventi che non necessitano di un pronto soccorso serio”.
Il professore non demonizza la lottizzazione delle cariche che, “in questi anni ci hanno fatto vedere picchi positivi, ma anche molto negativi. Certo, ho visto passare tanti direttori generali all’ospedale, e la scelta ottimale non teneva certo conto di Varese. Il managerdell’ospedale deve avere specializzazione sanitarie che vuol dire avere quella sensibilità che oggi manca. Il medico non deve essere il burocrate della spesa sanitaria”.
Su questa Cherubino ha fatto alcune affermazioni contro corrente, perché secondo lui “la spesa sanitaria in Italia non è così folle, e potremmo anche farla crescere, perché rispetto alla sua incidenza sul Pil, siamo uno degli stati che spende di meno. Noi non dobbiamo fare tagli lineari, ma estirpare rami secchi per convogliare dove la spesa merita di più per il paziente. Questo dobbiamo tenerlo ben presente sempre”.
L’esser stato chiamato direttamente dal candidato alla presidenza in qualità di tecnico, mette il professore in una posizione particolare, ma che non può non fare i conti con la politica. “Quando Maroni ha detto a Melazzini che lo vorrebbe riconfermare come assessore, mi ha dato fastidio. È vero che io sono un tecnico, ma non sono solo un accademico, sono pragmatico. Sceglierà Maroni, ma io mi sono candidato per dare il mio contributo a una sua giunta. Non sono un uomo di partito ma ho sempre fatto politica come indipendente. Fondato e presieduto almeno cinque società scientifiche. Ho dovuto digerire anche bocconi amari senza però accettare compromessi. Se sarò eletto o scelto da Maroni bene, altrimenti io vivo lo stesso. Voglio un posto di responsabilità nella sanità lombarda. Io la Nicole Minetti non la farò”.
Inzaghi è poi andato a provocare Cherubino sulle strutture sanitarie locali, a partire dall’ospedale Del Ponte. Su questo il professore ha tenuto una posizione più sfumata delle sue decise prese di posizioni. “Quando mi sono occupato di questa struttura per la prima volta, fu per una riunione con l’assessore regionale, il sindaco e altri. Si trattava di avviare la ristrutturazione, ma senza entrare nel merito della destinazione sanitaria. I problemi sono nati quando nacque la fondazione del Ponte del sorriso. Eravamo partiti da un progetto condiviso fino all’evoluzione attuale che è ben diversa. Ora non è andar contro, ma valutare con attenzione cosa fare. Li abbiamo duecento posti letto e vanno fatti interventi con assistenza tecnica, infermieristica e specialistica. Sono stati chiusi i laboratori costringendo a spostare gli esami e con questo sono nati tutte una serie di questioni che sono cresciute via via che avanzava il progetto. Non sono Erode, come qualcuno mi ha definito, ma ho a cuore la natura dell’investimento che va fatto oltre la ristrutturazione dell’immobile”.
Insieme con la rivalorizzazione della figura del medico di base e degli infermieri, per Cherubino è importante riorganizzare anche le tredici strutture ospedaliere in provincia. “Riconvertirei Cuasso, perché li c’è spesa elevata. Poi vanno riviste le competenze di Angera, Somma e Gallarate. Lo stesso vale per Luino e Cittiglio. È assurdo che in
provincia di Varese abbiamo tanti ospedali che più o meno fanno le stesse cose”.
Per chiudere non poteva mancare il tema più scottante che tanto differenzia la posizione di Cherubino dai suoi stessi alleati, avvicinandolo di più alle tesi del centro sinistra. “In materia di pubblico e privato occorre esser chiari. Dobbiamo prevedere una integrazione e non una concorrenza come oggi accade. Non risponde al vero che in Lombardia tutto è pubblico perché accessibile dal cittadino. In realtà le strutture private beneficiano di condizioni di grande favore perché non effettuano molti tipi di servizi e quando lo fanno hanno condizioni ben diverse. Conosco bene la situazione dell’ortopedia. IL privato scegli i pazienti con meno problemi lasciando i “più scassati” e meno convenienti alle strutture pubbliche. Questa è concorrenza facendo ricadere i maggiori costi della prestazione solo sul pubblico. Questa è una competizione ad armi non pari e non va bene”.
Una serata, che al di là delle posizioni politiche, ha avuto il pregio di entrare nelle questioni permettendo a tutti di comprendere diversi punti fondamentali della sanità. Cherubino, abituato anche grazie alla sua esperienza didattica, ha retto il confronto con grande padronanza dei temi e ribadendo più volte la sua indipendenza. Una sfida la sua che, una volta messa alla prova dai risultati degli elettori, aprirebbe forse qualche dilemma non da poco per chi dovrà scegliere tra le sue tesi e quelle di chi ha governato negli ultimi diciassette anni al Pirellone.
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