“Ciao Giovanni, è stato bello litigare con te”
Tanta gente ai funerali di Giovanni Iannizzi, scomparso a 67 anni lo scorso 30 gennaio. Tanti i ricordi dei vecchi compagni, degli amici di sempre, ma anche degli avversari politici
Vecchi compagni e avversari politici, amici di sempre, conterranei calabresi e tanta gente di Casale Litta. Erano in tanti per l’ultimo saluto a Giovanni Iannizzi, scomparso a 67 anni (li ha compiuti il giorno della sua morte, lo scorso 30 gennaio) per un tumore che se l’è portato via in poche settimane. Nato in Calabria ed emigrato giovanissimo al Nord, è stato sindaco del suo paese d’adozione (Casale Litta), militante storico del Pci, iscritto all’Anpi, militante antimafia, fondatore dell’ArciCalabri e tanto altro. Ma soprattutto una brava persona, apprezzata da amici e “nemici” per la sua coerenza. Il funerale, in forma civile, si è tenuto all’esterno della palestra di Villadosia, costruita su un terreno comprato da Iannizzi negli Anni ’80 per il suo Comune: un addio commovente, scandito dall’inno italiano e dalle note di “Internazionale”, suonati dalla banda del paese tra le lacrime di molti.
Alla funzione tanti esponenti politici, sindacalisti, consiglieri regionali, ex senatori, deputati. Tutti, per una volta, uniti nel ricordo di una persona cara, al di là di una campagna elettorale in piena corsa. Tra i ricordi quelli dell’ex sindaco Fulvio Miscione, di Alberto Tognola (sindaco di Daverio), di Daniele Marantelli (Pd), di Francesco Liparoti (Sel), di Angelo Chiesa dell’Anpi, di Giuseppe Intrieri di Vergiate (Pd e ArciCalabria), di Pippo Pitarresi (Pdci): chi a ricordare la sua passione per le sue radici calabresi, chi quella politica, chi la volontà di lottare per la legalità e il bene comune di quell’uomo piccolo piccolo, col volto segnato da perenni rughe e le mani nodose di chi ha lavorato per tutta la vita, con la battuta pungente sempre pronta, a volte ruvido e cocciuto, ma con cui bere un bicchiere di vino e parlare di politica era sempre un piacere.
Il suo conterraneo Rocco Cordì (Sel), nato come Iannizzi a Grotteria in provincia di Reggio Calabria, ha ricordato con un lungo discorso le sue radici, la partenza da giovanissimo per il Nord dopo la morte del padre (vittima di un incidente sul lavoro), la sua esperienza da sindaco e il simpatico soprannome che gli è stato affibbiato al paese d’origine, “Agnelli”, per il tentativo di Iannizzi, allora giovanissimo, di creare una piccola ditta di lavorazione metalli e dare lavoro in un Sud attanagliato dalla povertà. La figlia Pamela, accanto alla mamma Stefania e ai fratelli Nicola e Tania, ha ricordato il papà, l’uomo che «amava parlare di sè», che organizzava pranzi in compagnia con le griglie costruite da lui stesso, che regalava la verdura a tutti, amici e conoscenti.
Ma il più toccante è stato l’avversario di sempre, Graziano Maffioli, attuale sindaco di Casale Litta e uomo di spicco dell’Udc. Da sempre su barricate opposte e con idee divergenti, Maffioli ha ricordato l’amicizia profonda con Giovanni Iannizzi, apprezzato per la coerenza, per la voglia di fare il bene del proprio paese e per la dignità mantenuta fino all’ultimo: «Ciao Giovanni, è stato bello litigare con te».
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