L’edilizia unita protesta contro la crisi
Contro i gravi problemi del settore, 15 sigle si uniscono per parlarne, nella sede della borsa milanese. Mentre Cna Costruzioni propone i 5 punti per uscirne
La crisi del settore delle costruzioni è sotto gli occhi di tutti, i numeri che la contraddistinguono sono impressionanti: secondo i dati Cresme, tra il 2008 ed il 2012 meno 157.000 imprese, meno 893.000 addetti totali nel settore, meno 124 milioni di ore lavorate: e la contrazione continua.
Eppure, rispetto a questo stato di cose, non si registra un allarme proporzionale alla dimensioni epocali di questa crisi. Forse perché non coinvolge nessuna grande impresa, capace di far parlare di sè sui media, mentre lo stillicidio di una miriade di piccole e piccolissime imprese non fa notizia.
L’Unione Cna Costruzioni lancia così un allarme preoccupato a tutte istituzioni e a tutte le forze politiche, affinché si intervenga subito e con determinazione a tutela di un settore che, per dimensioni e capacità di rilancio dell’intera economia nazionale, non è secondo a nessuno e dunque merita più attenzione.
Cna Costruzioni dà appuntamento per mercoledì 13 Febbraio 2013: dalle 9.30 alle 13.00, in Piazza Affari a Palazzo Mezzanotte (sede della Borsa) per una manifestazione unitaria del settore a livello regionale di protesta e di proposta per le ragioni e il rilancio dell’edilizia, che raduna ben 15 sigle di organizzazioni imprenditoriali e professionali.
Ma propone anche i 5 punti per uscire dalla crisi.
I CINQUE PUNTI DI CNA COSTRUZIONI
1) Investire nelle “piccole opere” dotandosi di un grande programma nazionale di intervento.
2) Rafforzare gli incentivi fiscali, perché il “conto termico”, di recente adozione va bene, ma i tempi della sua attuazione non possono essere né medi né lunghi. E poi, se si vuole ottemperare agli obblighi che la UE impone sul fronte energetico, occorre anche prevedere ben più massicce risorse da destinare alla riqualificazione energetica degli edifici, e non più solo all’incentivazione dell’uso delle rinnovabili.
E, ancora, è bene che il credito d’imposta per le ristrutturazioni edili e quello sull’efficienza energetica (oggi al 50/55%), vengano stabilizzati e che vengano rimodulati i tempi di recupero, in quanto spalmate su dieci anni le agevolazioni sono scarsamente appetibili almeno per gli interventi meno impegnativi; in questi casi occorre una rimodulazione in un periodo più breve, magari di tre/cinque anni.
3) Intervenire suI fronte del credito, perché le difficoltà economiche generali, indotte dalla crisi finanziaria, hanno provocato una crisi del settore pesantissima. Per questo servirebbero misure per sbloccare i crediti verso la pubblica aministrazione, il mantenimento della moratoria sugli affidamenti bancari e un rilancio del ruolo dei Consorzio Fidi nel settore specifico e incentivi immediati per il credito agevolato e garantito per la prima casa.
4) Semplificare introducendo in temi rapidi la “ misurazione degli oneri amministrativi” nel settore edile, nell’ottica di un intervento organico di snellimento di tutte le procedure autorizzative, tipiche del settore e superando la normativa sulla responsabilità solidale, in particolare per gli adempimenti fiscali (IVA ma anche imposte sui redditi), che rappresenta una previsione praticamente ingestibile per le imprese.
5) Consentire anche alle piccole imprese di concorrere agli appalti pubblichi, superando una logica che prevede per le piccole imprese la possibilità di operare negli appalti pubblici solo nella “scomoda” posizione di subappaltatore di altri soggetti. In particolare devono essere riviste le normative sulla SOA e la regole di inserimento nella CONSIP.
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