Da “sfigati” a rancorosi
I social sono uno straordinario mezzo di comunicazione e condivisione. Critiche e polemiche possono migliorare il modo di vedere la realtà che oggi appare però sempre più violenta e sofferente
La nostra avventura su Facebook è iniziata in una lontana domenica di ottobre del 2009. Allora in tutta Italia gli scritti al più popolare social network erano pochi milioni. Noi raggiungemmo velocemente alcune migliaia di “fans”, e alla fine del 2010 eravamo a 12.300. Un anno dopo si superò i 20mila e oggi viaggiamo verso i 42mila.
A questo si è aggiunta una intensa attività anche su Twitter e YouTube.
Sul fronte della nostra organizzazione interna abbiamo scelto un modello ibrido, molto lontano dalle rigide divisioni dei compiti di altre realtà. Varesenews privilegia il proprio progetto e, dentro questo, il ruolo attivo di ogni collaboratore. A coordinare questa parte della nostra attività c’è una delle nostre giornaliste con maggiore esperienza di lavoro. La sua scelta di “specializzarsi” nei social è stata una mossa strategicamente importante per tutto il giornale.
Fin qui solo alcune informazioni che possono aiutare a capire come abbiamo scelto di lavorare consapevoli delle profonde trasformazioni che stiamo vivendo nel mondo dell’informazione.
Lungo questo cammino, in continua evoluzione (e voglio vedervi a ragionare con calma quando si continua a correre anche in salita e con sprint frequenti) ogni tanto ci capitano degli strappi, dei momenti di “crisi” in cui riflettere su ciò che stiamo facendo.
Non abbiamo mai pensato come "sfigati" quelli che passano molto tempo sui social. Siamo sempre stati attenti a leggere i fenomeni nuovi sulla Rete.
Ieri, sotto un nostro post che annunciava la gravidanza di una ragazza nota per l’attività della sua famiglia di origine, si è scatenata una corposa polemica che ha investito tutto il giornale. Ringraziamo quanti vi hanno preso parte perché ci permette di intervenire oggi e di provare a fare il punto sul nostro lavoro.
Ieri, sotto un nostro post che annunciava la gravidanza di una ragazza nota per l’attività della sua famiglia di origine, si è scatenata una corposa polemica che ha investito tutto il giornale. Ringraziamo quanti vi hanno preso parte perché ci permette di intervenire oggi e di provare a fare il punto sul nostro lavoro.
Il giornale cambia e con una rapidità sconvolgente. Quello che abbiamo conosciuto, e su cui abbiamo lavorato fino a poco tempo fa, è solo un ricordo. Oggi i real time, grazie soprattutto a smartphone, tablet e social, impongono ritmi molto più intensi. Alla professionalità giornalistica tradizionale si aggiungono altre competenze fondamentali per fare bene il lavoro dell’informazione.
Tutto scontato per qualcuno, meno per chi ha la responsabilità di fare bene ogni giorno e ogni ora un servizio che è una pietra fondamentale per la vita di ogni comunità. La consapevolezza di ognuno di noi passa dalla conoscenza, e questa certamente dall’informazione. Noi siamo dentro questo processo, ma la velocità cambia molto. A volte le decisioni vanno prese in pochissimo tempo e, come potete immaginare, non sempre è facile.
Facebook è ormai una parte integrante del nostro lavoro. Ci permette di avere continui scambi con i nostri lettori e anche con persone che non ci conoscevano. Spesso portiamo il nostro territorio in luoghi lontani e magari anche sconosciuti all’inizio. La nostra responsabilità cresce ogni giorno e noi non ci tiriamo indietro. Siamo consapevoli che Facebook è una gigantesca piazza dove succede di tutto. Una community di oltre 41mila persone che di fatto sono il 5% dell’intera popolazione provinciale. Un campione reale e uno spaccato di mondo che ci permette di conoscere cosa succede e qual è il clima che si sta vivendo.
I social sono uno strumento straordinario anche per questo, ma occorre considerare un aspetto che ne caratterizza una parte della loro realtà: la velocità. Spesso le persone scrivono in modo istintivo e così emerge una diversa parte di noi che invece nell’interazione faccia faccia sarebbe più filtrata. La vastità del fenomeno, e questo secondo punto, fanno della nostra pagina Facebook una rappresentazione forte di ciò che sta vivendo il nostro territorio. Troppo spesso emerge una rabbia, un rancore, a tratti anche una violenza, che sono sintomo di un malessere profondo. In alcuni momenti tolleranza e ascolto sembrano banditi dalla comunicazione e dalla vita delle persone. Fa male leggere alcuni commenti, preoccupa vedere una società spesso superficiale e banale, ma tanto è.
Il nostro compito è anche guardarla in faccia, senza giudizi e senza semplicistiche analisi. Non sempre è facile però. Non sempre si può avere le risposte precise e corrette. Ci sta tutta la nostra indignazione e anche qualche spigolosità, perché è corretto quanto dice Roberta, “i lettori non hanno sempre ragione”. Nemmeno noi, e lo diciamo con tutta l’attenzione possibile verso chi dedica il proprio tempo a leggerci. Le critiche sono il modo migliore per migliorare e migliorarci. Non ci preme tanto fare appunti al linguaggio, non siamo “bacchettoni” e nemmeno tanto formali. Quello che ci sembra fondamentale è però provare a migliorare il mondo dove viviamo e questo non è possibile se diamo solo sfogo alle più pericolose delle pulsioni fino alla violenza verbale esplicita.
Riportiamo di seguito alcune riflessioni di Roberta che per molte ore è la persona che sta dietro al piccolo logo che esce sui nostri profili social.
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"Siete prezzolati", "Scrivete spazzatura", "Notizie inutili", "Ma occupatevi di cose serie". E questo è solo la "crema" di quello che spesso (sempre più spesso) viene postato sulle pagine Fb di Varesenews, sotto i post più diversi. Chi si occupa di Fb e Twitter (lungi da me usare il termine social manager, nel mio caso) ha un ruolo delicato e deve avere nervi d’acciaio. MA…avere a che fare con una comunità non significa accettare qualunque cosa: il lettore non ha sempre ragione. E quando non ce l’ha bisogna dirglielo. Se tu entri nella nostra comunità, devi portare rispetto a chi legge e a chi scrive. Io non difendo mai me stessa, la maggior parte di che legge i post non sa neppure chi io sia, difendo il mio giornale, i miei colleghi che lavorano seriamente ogni giorno. La notizia di oggi in particolar modo riguardava, per giunta, una famiglia, i Missoni, colpita da una grave tragedia pochi mesi fa. Non c’è stato alcun rispetto, nemmeno un momento di riflessione prima di postare un "chissenefrega". E allora un padrone di casa "indica la porta" quando un ospite si fa irrispettoso. Poi, detto tra noi e francamente, ma se di una notizia non ti frega niente perché non passi oltre e perdi minuti preziosi per scrivere "Siete spazzatura"?..
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