Installatori di impianti a rischio lavoro
Il decreto legislativo 28/11 non riconosce esperienza e conoscenze a chi non ha titolo di studio, ma da anni lavora nel settore delle rinnovabili
Dal 1° agosto 2013, 57mila installatori di impianti potrebbero trovarsi senza lavoro. E questo grazie al decreto legislativo 28/11 – recepimento di una direttiva europea – che impone, quale requisito per poter effettuare interventi di installazione nel settore delle rinnovabili, percorsi di qualificazione professionale per i responsabili tecnici delle aziende (titolari e dipendenti). I professionisti sotto il riflettore operano nel settore fotovoltaico, biomasse, solare termico, pompe di calore e geotermia.
Dove sta il problema? Per i laureati e i diplomati agli istituti tecnici, la legge non prevede obblighi di formazione; per i diplomati di scuola professionale impone un corso di 80 ore, mentre non c’è alcun riferimento a titolari e dipendenti in possesso del titolo di studio della scuola dell’obbligo e dell’esperienza maturata in anni di lavoro.
Decreto “discriminatorio”, quindi, perché non considera tutti quei professionisti che operano nel mercato con tanto di conoscenze ed esperienze acquisite in anni e anni di interventi. A questi imprenditori, infatti, si nega sia il riconoscimento delle competenze acquisite, sia la possibilità di svolgere corsi di aggiornamento professionale. Per la legge è come se non esistessero.
Confartigianato Imprese Varese, nella figura di Carlo Orcese – referente del settore bruciatoristi / termoidraulici per l’associazione varesina e presidente per la stessa categoria per Confartigianato Imprese Lombardia – sottolinea che «non si può annullare la competenza di chi l’ha già provata sul campo da tempo. È corretto che si chieda una formazione aggiuntiva, su questo non c’è alcun problema, ma non si può accettare il fatto che alle imprese esistenti nel settore non si riconosca più il “diritto acquisito” ad operare secondo esperienza».
Risulta difficile accettare tale decisione, poi, se si guarda a questo momento di crisi economica: «Le imprese dovrebbero essere messe in grado di lavorare, non di chiudere», prosegue Orcese. «Lo scollamento tra chi fa – o recepisce – le leggi e il mondo della piccola impresa sembra non trovare soluzione. Sono anni che il mondo delle energie rinnovabili è considerato come un’occasione di business per imprese e di risparmio per i cittadini. Un settore in espansione e in crescita nel quale le opportunità di lavoro non mancherebbero: il decreto 28/11 non va in questa direzione. È urgente, e strategico, procedere ad una revisione del decreto nell’ottica di sostenere quegli imprenditori che sanno lavorare e lo dimostrano ogni giorno».
È per questo che Confartigianato Imprese è intervenuta presso il ministero dello Sviluppo Economico sollecitando la modifica della legge «che rischia di estromettere dal mercato migliaia di aziende. Nel decreto 28/11 – conclude Orcese – è importante siano inseriti solo percorsi di aggiornamento professionale per tutti gli installatori di impianti che operano da anni sul mercato e corsi di formazione obbligatori, invece, per le nuove imprese che opereranno nel settore».
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