Sciopero a Malpensa, disagi ma niente blocchi
Cancellati in totale 156 voli tra Malpensa e Linate, ma le manifestazioni hanno toccato solo il centro di Milano
Una giornata di scioperi e cancellazioni, ma non di caos, negli aeroporti milanesi di Malpensa e Linate. Lo sciopero è l’ennesima protesta per far sentire in Europa la voce dei lavoratori di Sea Handling, i cui posti sono a rischio per l’applicazione di una sentenza europea. A Malpensa sono stati 31 i voli in arrivo cancellati, 37 quelli in partenza, a Linate cancellati 43 arrivi e 45 partenze: i voli sono stati annullati preventivamente dalle compagnie per evitare problemi e la Sea, società di gestione dello scalo, dice che i passeggeri sono stati informati e "riprotetti" con voli alternativi.
Allo sciopero, nella giornata di oggi, non si sono
accompagnate manifestazioni negli scali, come quelle che si sono visti lo scorso 14 maggio: i lavoratori sono infatti andati a Milano, con due cortei e presìdi divisi. Uno davanti alla prefettura, organizzato da Cgil, Cisl, Uil e Ugl, e l’altro davanti alla sede distaccata di Parlamento e Commissione europea a Milano, promosso dai sindacati di base (foto a sinistra dalla pagina FB "Salviamo Sea Handling"). Una scelta – quella dei due cortei divisi – che non ha mancato di sollevare perplessità tra i lavoratori, come si vede anche sui vari spazi web dedicati alla vertenza Sea Handling.
Controcorrente, nel giorno dello sciopero, la posizione di Dario Balotta, dell’Osservatorio Nazionale Liberalizzazioni Trasporti e Infrastrutture: «La condanna della UE che chiede la restituzione ora di quasi 450 milioni, con gli interessi, rischia di far fallire la Sea Handling, con conseguenze gravi, sotto il profilo occupazionale, per gli incolpevoli 2.300 addetti sono in lotta. Le risorse per affrontare questa crisi però non vanno rivolte alla protezione dell’impresa “decotta”, ma solo alla tutela degli addetti in attesa di un gestore subentrante. Stupisce la contrarietà acritica al provvedimento della Ue di tutte le istituzioni – Comune di Milano, Regione Lombardia, Governo e sindacati – che a parole si dicono europeisti, ma le regole comunitarie non le rispettano».
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