“A chi interessa l’ospedale di Varese?”

I rappresentanti di base di tutte le sigle sindacali lanciano un appello alla Regione e ai politici perchè intervengano a salvare l'azienda, sottodimensionata e inadeguata a rispondere alle richieste

 «Ormai si lavora come in un’officina: ogni paziente viene rimesso a posto velocemente per liberare il "letto" e accogliere un nuovo malato». Le rappresentanze sindacali di base dell’azienda ospedaliera di Varese, Cgil Cisl FSI e Fials, chiedono risposte alla politica e alla Regione in particolare: « Questo è l’unico presidio del nord della provincia e ha un rapporto letti popolazione tra i più bassi di tutta la Lombardia. Il piano assunzione che sarà approvato nei prossimi giorni vedrà l’arrivo di 47 figure per il comparto ( infermieri, tecnici e amministrativi) ma effettivamente per la metà di loro si tratta solo di stabilizzazione perché già lavorano e saranno solo 18 i nuovi assunti» hanno chiarito Angelo Ferrarello della Cigl, Francesco Tucci della Fials, Anita Manca della FSI e Fiorella Mercante della Cisl.

La preoccupazione dei dipendenti dell’azienda è aumentata davanti alla presentazione del piano estivo, un prospetto che porta a chiudere un centinaio di letti nel periodo estivo per permettere ai dipendenti di usufruire delle ferie: « Stiamo parlando di periodi di riposo dovuti e necessari – spiegano i sindacalisti – La norma impone alle aziende di farle fare. Il problema, però, è che il personale attualmente in servizio è sottodimensionato per rispondere alle richieste dell’utenza. Quello che avviene in estate si ripeterà ancora in autunno e in inverno, ogni volta che ci saranno ponti o festività da sfruttare per abbattere il monte ferie elevatissimo».
 
Nell’azienda, i sindacati hanno fatto conti allarmanti: il personale, circa 3290 dipendenti, ha 105.000 giorni di ferie arretrate di cui 85.000 risalenti al dicente 2012. Inoltre le ore straordinarie da recuperare sono circa 70.000: « La razionalizzazione è stata continua con i letti ( dal 2007 a oggi sono stai ridotti 200 posti) e con il personale. Poi, però, il nostro pronto soccorso continua a fare notizia con le sue barelle e le sue attese infinite. Il problema è che questo ospedale non è adeguato alla richiesta del territorio».
 
Viene rinnovata, quindi, la richiesta: «L’ospedale è sede universitaria, ha reparti d’eccellenza che attirano utenza anche da fuori provincia e regione: ci dicano ùquale futuro vogliono per Varese. Qui, mancano almeno 100 infermieri». Il personale a disposizione ci sarebbe anche, visto che proprio nel novembre scorso si sono diplomati all’Università dell’Insubria 60 dottori in scienze infermieristiche che poi non hanno trovato un’occupazione.
 
L’estate, dunque, è arrivata con la chiusura di un centinaio di posti dei totali 950 divisi tra Varese, Cuasso e Del Ponte (725) e il Verbano (225) ha riportato alla luce la questione mai sopita dell’adeguatezza dell’offerta sanitaria nel nord della provincia: « E non mi vengano a parlare dei costi eccessivi di Cuasso – ricorda Angelo Ferrarello – un ospedale dove si sono fatti moltissimi errori dall’appalto per i lavori di ristrutturazione a quello per la gestione della caldaia. Ci sono troppi nemici che lavorano per la chiusura di quel presidio, anche all’interno del Circolo».
L’appello dunque è ai politici: « Noi siamo disposti a incontrare, discutere confrontarci. Fino a oggi non abbiamo avuto alcuna risposta. Se il silenzio continuerà sarà la conferma che a nessuno importa di questo ospedale…»

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Pubblicato il 13 Giugno 2013
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