Ospedale di Varese, un malato cronico

Un dipendente di lungo corso racconta il passato, il presente e il futuro de Circolo. Con poche speranze

 Egregio Direttore,

leggo sul Suo giornale, in questi ultimi giorni, del problema posti letto nel nosocomio cittadino. Ulteriore riduzione per poter permettere agli operatori di usufruire, giustamente, delle ferie estive. Nella mia, ormai lunga, carriera ospedaliera ricordo i tempi passati. Ricordo quando i posti letto, nel vecchio ospedale, erano più di mille. Ricordo quando c’erano anche letti nei corridoi dei reparti. I corridoi della vecchia medicina, i corridoi della vecchia ortopedia. Le lamentele erano esigue. Qualcuno, pochi, si lamentava solo del fattore logistico.

Oggi siamo arrivati al paradosso. I letti nei corridoi sono spariti ma è nata la "barellaia" in Pronto Soccorso. Nei tempi passati il vecchio ospedale aveva un altro tipo di organizzazione. C’erano gli infermieri professionali, gli infermieri generici che aiutavano i professionali. Nelle terapie orali, nel controllo dei parametri del paziente. Poi c’erano gli infermieri ausiliari che svolgevano mansioni che riguardavano la pulizia degli ambienti, il trasporto di vari materiali, il trasporto dei pazienti. Oggi è cambiato completamente tutto. Alcune figure sono sparite. L’organigramma è cambiato. Il personale si è sempre più ridotto. Non solo, ma lo stesso ospedale si è ridotto da quando è stato aperto questo monoblocco.A mio modesto parere l’architettura di questo nosocomio è completamente sbagliata.

Mi domando. Perchè avere dei grandi spazi non utilizzati o sottoutilizzati quando si potevano ridurre e ampliare le camere di degenza? Perchè non configurare meglio i reparti magari ricavandone alcune stanze di degenza in più? Ormai potrebbe essere troppo tardi per una ristrutturazione. Ma ritornando al problema attuale le soluzioni le vedo molto ma molto limitate. Come si dice volgarmente " la coperta è corta".

Il problema si è ormai cancretizzato.In termini medici, la malattia è cronica.Non è solo nel periodo estivo. Anche durante il corso dell’anno, sia in forma minore, il problema esiste. Si accentua con il periodo estivo. La domanda mi sorge spontanea. Come si può avere un nosocomio cittadino, con un bacino di utenza così ampio, con un numero di posti letto inferiore alle 400 unità? Specialmente quando attualmente la popolazione diventa sempre più vecchia e di conseguenza con diverse esigenze di assistenza? Ritengo che i problemi non riguardano solo l’ospedale. I problemi riguardano anche l’assistenza domiciliare che oggi è molto scarsa. Il cittadino ormai ha solo un punto di riferimento, l’ospedale. Non ne esistono altri. Le conseguenze? Faccio un piccolo esempio. L’imbuto. La parte superiore dell’oggetto in esame rappresenta il Pronto Soccorso, la parte inferiore, quella più stretta, i posti letto. Se riempiamo la parte superiore e restringiamo la parte inferiore cosa succede? Che tutto quello che c’è nel contenitore dell’imbuto, la parte superiore, trabocca, si intasa. Crea caos, lamentele da parte degli utenti, degli operatori. Allora che fare? La soluzione migliore sarebbe quella di allargare la parte inferiore dell’imbuto ma non si può. E allora?

Ritengo a questo punto che esistono degli esperti nel settore che possono risolvere il problema. Vengono pagati, anche profumatamente, per questo. Ma, mi permetto di aggiungere, se tutto questo non viene risolto in tempi brevissimi, dai su detti menzionati, oso giudicare i medesimi non consoni alle mansioni che svolgono e quindi, la conseguenza logica, sostituirli con altri più bravi. Aggiungo però che bisogna anche dare gli strumenti adeguati per poter risolvere il problema. Chi rifiuta di dare gli strumenti anche costui andrebbe sostituito nel breve tempo. Mi scuso Sig. Direttore per la mia prolissiquità e La ringrazio ancora una volta per lo spazio concessomi. 

 
Distinti saluti
 
CHIRIACO’ MARCELLO

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 06 Giugno 2013
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