Senaldi: “Rafforzare le norme anticorruzione”
Il deputato gallaratese sta portando avanti la proposta di modifica dell'articolo 416ter del Codice Penale. "Anche l'Ocse segnala la gravità del problema, peggio di noi solo Grecia e Bulgaria"
Un «primo passo» per combattere la corruzione. Il deputato gallaratese del Pd Angelo Senaldi definisce così la proposta di modifica dell’articolo 416ter del codice penale per il rafforzamento delle norme anti-corruzione. Il deputato del Pd si è impegnato a portare avanti la proposta, che ora arriva ad un primo importante passo: «La scorsa settimana infatti – spiega Senaldi – la commissione Giustizia ha adottato all’unanimità la proposta che, auspicabilmente, approderà alla discussione della Camera nel mese di luglio, dove verrà votata e approvata, si spera con voto palese». Solo un primo passo in un percorso più lungo, in linea con l’adesione alla campagna portata avanti da Libera e dal Gruppo Abele " Senza corruzione riparte il futuro". «Questo mio impegno nasce dalla consapevolezza che la corruzione sia uno dei motivi principali per cui il futuro dell’Italia è bloccato nell’incertezza. L’Ocse stessa invita all’adozione di misure in favore della trasparenza e della lotta alla corruzione come strumenti per risolvere il problema della mancata crescita». Secondo i dati Ocse, sono pochi paesi dell’Unione Europea che vivono il problema-corruzione in maniera così acuta (fanno peggio solo Grecia e Bulgaria) e Transparency International posiziona l’Italia al 72esimo posto nella classifica mondiale per corruzione percepita (a parimerito con la Bosnia Erzegovina e Sao Tomè e Principe). «È un male profondo, radicato nella cultura del nostro Paese, fra le cause della disoccupazione, della crisi economica, dei disservizi del settore pubblico, degli sprechi e delle ineguaglianze sociali. Sradicare la corruzione sarà un lavoro duro e complesso, rafforzare la legge anticorruzione è il primo, necessario e importante passo da compiere in un cammino che dovrà coinvolgere e modificare tante abitudini diffuse e, ahimè, condivise e che dovrà diffondere e rendere, invece, condivisa e "normale" la cultura della legalità e della trasparenza».
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