Tagli al Pirellone, i commenti della politica
È stata approvata con il voto contrario del solo M5S la legge sulla riduzione dei costi della politica in Consiglio regionale. Le reazioni dei consiglieri regionale
È stata approvata in Consiglio regionale la legge sulla riduzione dei costi della politica. Si tratta di tagli agli stipendi dei consiglieri regionali e ai fondi dei gruppi per un totale di circa 14 milioni di euro l’anno.
Il provvedimento è passati con 66 voti a favore e con 9 voti contrari, ovvero quelli dei consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle.
«Si tratta di un provvedimento estremamente significativo approvato in modo rapido – sottolinea Luca Marsico, PDL -. Con quest’approvazione si dà seguito a quella politica della sobrietà per cui mi sono speso personalmente nella scorsa campagna elettorale, dando un segnale di rispetto per molte famiglie lombarde in un momento ancora difficile. La Lombardia, andando oltre l’applicazione rigorosa della legge nazionale, ha provveduto a tagli di spesa per cifre superiori a quelle stabilite dal decreto Monti dimostrandosi esempio di Regione virtuosa confermandosi quella con minori costi di funzionamento pro capite d’Italia».
«Abbiamo tagliato, e pesantemente, i costi della politica e siamo soddisfatti del lavoro fatto dal
Consiglio regionale – dichiara il capogruppo del PD Alessandro Alfieri -. Abbiamo anche portato la maggioranza a votare un ordine del giorno che impegna il presidente Maroni entro tre mesi a tagliare significativamente le spese della Giunta e degli enti e società della Regione. Su questo incalzeremo PdL e Lega fino a che non avremo raggiunto risultati tangibili. Nel frattempo abbiamo dato un segnale ai cittadini lombardi che va nel segno della responsabilità e della trasparenza. Da oggi potremo passare ad occuparci con più decisione dei problemi del nostro territorio, a partire dal lavoro e dal rilancio del sistema economico».
«Oggi – ha dichiarato in Aula Stefano Bruno Galli, capogruppo di “Maroni Presidente” – diamo una dimostrazione concreta, non ideologica, né demagogica, di quelle che sono le virtù civiche della nostra regione, conseguendo uno dei primi e più rilevanti obiettivi della legislatura. Con questa legge la politica regionale costerà a ogni lombardo poco più di un caffè. Noi, qui, stiamo tirando la cinghia. Altrove, penso soprattutto allo Stato centrale, non ci si sta comportando allo stesso modo. Anche in questa Assemblea legislativa è necessario e ormai non più eludibile contrapporre alla radicalizzazione della frattura politica/antipolitica la radicalizzazione della frattura fra la Regione Lombardia e lo Stato centrale».
«Una mediazione sofferta – commenta la capogruppo del Patto Civico Lucia Castellano -, per la
difformità di presupposti, storie politiche e obiettivi. Ma che ha prodotto un risultato soddisfacente. Abbiamo scelto di stare al tavolo di lavoro, l’abbiamo fatto fino in fondo, preferendo "sporcarci le mani’ per incidere positivamente sulla questione piuttosto che limitarci a un’opposizione sterile e a percorrere facili scorciatoie in nome della ricerca di visibilità. L’esito finale ci ha dato ragione. Questo provvedimento sottrae una quota rilevante delle spese alla discrezionalità della politica, riportandola nel solco dell’attività amministrativa. Va in tal senso il principio di porre in capo al Consiglio la fornitura delle attrezzature, dei materiali e dei servizi ai Gruppi, con l’eliminazione del contributo fisso per il funzionamento e un sistema di rendicontazione annuale delle spese efficace e trasparente, avviando così un percorso di chiarezza e riordino».
«Come faranno a sopravvivere con i più di 8 mila euro al mese che si sono garantiti con questa legge? – chiede ironica Silvana Carcano – La casta regionale, costretta dal decreto Monti sulla spending review, si è attribuita una indennità di oltre 8 mila euro, non proprio bruscolini se pensiamo che molti consiglieri hanno già uno stipendio. E’ intollerabile che mentre il paese va a rotoli i politici prendano uno stipendio che è pari almeno a quattro lauti stipendi per i comuni mortali e più del doppio di uno stipendio da dirigente. Chiedevamo una revisione profonda del progetto che non è arrivata».
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