Il declino della Regione si puo’ evitare senza accampare scuse
Si sente ripetere che sul territorio si può fare poco, le colpe sono sempre di processi più grandi e che non ci sono risorse. Ma le risorse anche in tempi di magra si possono trovare se si cambiano le priorità della spesa locale
Non c’è sorpresa nei dati che pongono la Lombardia al di fuori delle zone di eccellenza della Comunità Europea. Da tempo autorevoli studi sottolineano il declino di questa area. Basta studiarli, basta guardare i dati. In tre anni, dal 2008 al 2010, si sono persi 100.000 posti di lavoro nell’industria il 10% dei posti lavoro e le unità locali sono calate del 16.9%.
Tra il 2009 e il 2012 i cittadini e le imprese lombarde hanno prelevato circa 50 miliardi di risparmi dalle banche per tirare avanti, peggiorando cosi anche la situazione delle banche medesime.
A proposito di banche, le ispezioni della Banca d’Italia hanno evidenziato punti di criticità rilevanti in questa regione. Dalla Ubi alla Bpm alla Banca Popolare di Sondrio hanno dovuto fare rettifiche importanti portando a perdita cifre notevoli sul bilancio del 2012.
Paralisi del credito e della attività finanziaria, crollo delle esportazioni, dove ormai altre regioni, Emilia e Friuli, ad esempio hanno indici migliori . Tasso di disoccupazione impensabile solo qualche anno fa. Il 7.5% in regione, l’8,5% in provincia di Varese. Questo il quadro.
È poi cresciuto un senso di impotenza e di inutilità. Si sente ripetere che sul territorio si può fare poco, le colpe sono sempre di processi più grandi di noi che non ci sono risorse.
Vero e non vero. Vero che sono in atto grandi processi ma non è vero che sul territorio attori sociali e istituzioni locali non possano fare. E le risorse, anche in tempi di magra si possono trovare se si cambiano le priorità della spesa locale, ad esempio.
Prendiamo le Camere di Commercio. In Lombardia incassano quote per oltre 200 milioni dalle imprese. Possiamo dirci soddisfatti della promozione che fanno? Possiamo considerarla all’altezza dei tempi? Alla luce dei risultati non è forse giunto il momento di ridiscutere il loro operato? Tra l’altro bisognerebbe capire perché perdono. Nel solo 2011 hanno perso 12 milioni.
Nella vicina Svizzera stanno procedendo all’accorpamento dei comuni piu piccoli per ottenere un risparmio e recuperare risorse. Perché Regione e Provincie (per ciò che rimane delle stesse) non operano in questo senso anche su questo lato del confine? O bisogna aspettare Roma?
L’Europa e la Banca Europea degli Investimenti sono aperte per il finanziamento di progetti di innovazione industriale ma anche di miglioramento della qualità del vivere sociale. Dove sono i tavoli per intrecciare progetti che coinvolgono enti locali, imprese, università e terzo settore?
Abbiamo fatto questi rapidi esempi perché pensiamo che non esistano salvatori della patria o mosse taumaturgiche che fanno rifiorire questo territorio.
Pensiamo che ci sia «un fare» da parte di quella che una volta si chiamava classe dirigente diffusa. Un tirarsi su le maniche qui ed ora senza accampare stupori e scuse.
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