Una settimana da pendolare: “Trenord mi ha rubato 103 minuti”
Dopo una settimana passata lungo la tratta Busto - Milano la situazione appare drammatica. E se si sommano i ritardi accumulati il tempo che il malfunzionamento del servizio sottrae ai passeggeri diventa impressionante
Chi prende il treno tutti i giorni lo sa: non sai quando parti e non sai a che ora torni. Affidarsi ai mezzi di Trenord è una scommessa per la quale nessuno dei passeggeri è pronto a puntare sul rispetto degli orari. E così, lunedì scorso, vedendo sul tabellone del binario 2 della stazione di Busto Arsizio Nord il numero 11 di fianco alla sigla "Rit." ho deciso di fare un piccolo esperimento: calcolare quanti minuti del mio tempo i ritardi di Trenord sottraggono. Durante i 12 viaggi svolti ho quindi preso nota del ritardo progressivamente accumulato fino a raggiungere la vertigionosa quota di 103 minuti. Poco meno di un’ora e tre quarti di tempo rubato al lavoro, all’università, agli incontri e che ormai è diventato un aspetto fisiologico del trasporto ferroviario. Nel programmare impegni e appuntamenti ogni passeggero sa che deve tener conto di questa costante al punto che, quando non si presenta, lo stupore lascia senza parole.
E poco cambia dalla tipologia del treno o dall’orario di utilizzo: regionale in orario pendolare o Malpensa Express a tarda notte è indifferente per quel numero che durante la corsa del treno continua ad aumentare. Ritardi che hanno i motivi più svariati ma che sui 12 viaggi da me fatti hanno colpito indistintamente: non c’è stato nessun caso in cui il ritardo non solo non ci fosse, ma non fosse inferiore ai 5 minuti. Proprio questo è uno degli aspetti che lascia più sbigottiti: il mancato rispetto dell’orario da tabellone non è di modesta entità ma è sempre abnorme. Anche nei momenti più insospettabili. Come il caso della foto in alto a sinistra: ultimo treno della notte per Malpensa. Dopo di lui, le stazioni della linea Nord chiudono. In giro non incrociamo alcun treno ma il ritardo raggiunge il quarto d’ora per un servizio che di "Express" ha solo il nome.
A fronte di questo (dis)servizio, l’obolo da pagare a Trenord è stato di 19,30 euro. Un contributo, quello dell’abbonamento, che sembra essere facoltativo. Il lavoro svolto dal controllore -quando c’è- infatti non è dei più approfonditi. Spesso basta infatti il solo gesto di aprire il portafoglio per estrarre la tessere magnetica che il solerte dipendente pronuncia la tipica espressione "va bene così" mentre il suo sguardo si rivolge già verso gli altri passeggeri. L’unico ostacolo per chi non fosse dotato di biglietto rimane il temibile "tornello chiuso in uscita" che obbliga a ri-obliterare biglietti e abbonamenti prima di uscire dalla stazione. Peccato che l’effettiva attuazione di questo blocco rimanga più sulla carta che nella realtà mentre, invece, gli aumenti di tariffa sono costanti.
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