“Gianni Asti, maestro dello spirito di squadra”
Cicci e Aldo Ossola sottolineano le qualità del loro allenatore alla Robur. Sabato sarà protagonista con Corsolini dell'incontro "Gianni&Gianni"
C’è grande interesse per Gianni&Gianni, la manifestazione di sabato 23 alle 17 nella sala San Francesco dei frati di viale Borri per rendere omaggio a due protagonisti, anzi due missionari, di un basket che pur avendo decenni alle spalle oggi mantiene intatti certi suoi valori tecnici. Per esempio la cultura dei fondamentali individuali e di squadra, un esempio la capacità di costruire e finalizzare veloci e devastanti contropiede. Alla Robur et Fides hanno tenuto poi sempre in evidenza la necessità di essere anche uomini e cittadini preparati alla vita. Testimoni di questa vicenda di notevole rilevanza sociale e culturale i fratelli Ossola. Cicci, ovvero Luigi (foto a lato), protagonista della promozione della Robur in quella che oggi è la A2 e che egli lasciò – si era alla fine degli Anni 50 – per il calcio. La scalata della sua squadra ai vertici vide in Roga un altro grande maestro della panchina.
Aldo Ossola si formò nella Robur ed ebbe Gianni Asti compagno di squadra: «Anche giocando aveva quell’entusiasmo che poi seppe ben trasmettere come allenatore. Ed è stato fortissimo pure in questo ruolo per tutti gli anni del suo servizio alla squadra, ha aiutato tutti i giocatori a crescere, ad amare l’impegno sportivo, a non arrendersi mai, a essere sempre e comunque anche squadra. Sono passati molti anni ma l’ho sempre nel cuore, mai ho dimenticato i suoi insegnamenti».
Aldo Ossola (foto a destra) sottolinea un altro aspetto di Gianni Asti: «Non ha mai smesso di servire la causa del nostro sport: ancora oggi si divide tra Milano e Varese per donare il suo grande sapere cestistico, per insegnare la tecnica al singolo: la perfetta conoscenza dell’abc per poter poi scrivere pagine ricche di soddisfazioni».
Gianni&Gianni offre alla Robur di lasciare la sua tradizionale riservatezza per essere vicina a un suo pilastro dell’edificio sportivo ed educativo che ha donato alla città. Da un tuffo nel passato può anche nascere la spinta verso un progetto nuovo, non certamente in termini di contenuti, di attività, ma forse di immagine, di comunicazione, come vogliono i tempi. Perché tesori come Asti, Roga, gli Ossola, Rusconi e i tanti giocatori roburini che hanno militato anche in A, non possono essere solo patrimonio di Varese. Il ritorno inoltre di Petrucci alla guida della Federazione dopo un Meneghin eccellente traghettatore, può aprire al recupero di un’identità italiana del basket partendo proprio dall’omaggio a persone e società che hanno dato il loro apporto per arrivare a grandi livelli. Forse è tempo di non più rincorrere scioccamente i miti di una impossibile NBA.
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