Furto in Amsc, si cercano tracce nei database

Mauro Alessi, nell'interrogatorio davanti al pm, ha confermato di aver fatto tutto da solo. Resta il dubbio sull'entità del furto: analisi nel database di Agesp, che ha acquisito Commerciale Gas da Amsc

Mauro Alessi, il cassiere infedele di Amsc, ha confermato anche al Pm di aver agito da solo, di aver gestito da solo i "prelievi" dalla cassa di Commerciale Gas, la società di Amsc (ora venduta) che si occupa del gas metano e che emette le bollette. Alessi ha confermato il suo ruolo e punterebbe ora al patteggiamento, per chiudere la sua posizione processuale: il cassiere ha ribadito ancora una volta di non saper più dire oggi in quale banca svizzera abbia depositato una parte del "bottino". Alessi è difeso dall’avvocato Cesare Cicorella, uno dei più rinomati penalisti di Busto Arsizio: Cicorella ha ridimensionato nei giorni scorsi l’entità del deposito in Svizzera, dicendo che secondo il suo assistito ammonterebbe a poche decine di migliaia di euro.

L’importo complessivo del "bottino" trafugato dalle casse di Amsc, però, resta da quantificare esattamente. Alessi dice di aver rubato (con importi ridotti) fin dal 2011 e anche i vertici di Amsc hanno dichiarato che verifiche sono in corso anche sugli anni 2011 e 2012: c’è da capire il valore dei lingotti d’argento che erano in mano ad Alessi e che vanno ad aggiungersi ai 723mila euro in contanti recuperato durante il fermo a Roma. Secondo Amsc l’entità del furto è superiore a 1 milione 100mila euro, ma una valutazione precisa dell’ammanco verrebbe solo dai database. E qui si apre la questione: i database su conti e clienti sono oggi in mano ad Agesp, la società del Comune di Busto che ha acquisito la Commerciale Gas da Amsc per 12 milioni di euro. Il presidente di Amsc Sergio Praderio, davanti al consiglio comunale a Gallarate martedì 26 novembre, ha riferito l’intenzione di rivolgersi ad una società antifrode esterna per analizzare la vicenda. Nei giorni successivi Agesp ha sbarrato la strada, facendo riferimento alla «non necessità di coinvolgere aziende terze in una logica di contenimento dei costi e di spending review». La società di Busto ha comunque garantito – con una nota – che si è attivata con il proprio personale per «attuare tutte le operazioni necessarie al fine di quantificare l’ammanco». La questione comunque sembra destinata a tornare in Procura, per fare chiarezza sul maxifurto.

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Pubblicato il 02 Dicembre 2013
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