Rivogliamo un ospedale che funzioni
Le difficoltà dell'ospedale varesino alle prese con chiusure di letti e disservizi impongono un'inversione di rotta
Varese a Roma non conta nulla da parecchio tempo, invece oggi sicuramente a Milano, a Palazzo Lombardia è bene sistemata: Roberto Maroni governatore, Raffaele Cattaneo presidente del Consiglio regionale, carica che fu di Attilio Fontana prima che gli facessero il gran brutto regalo della guida di una città, la sua, la nostra, ingrigita da mediocri gestioni e già lontana da progetti e disponibilità finanziarie ancora prima della grande crisi.
Si può capire che nostri lettori, inferociti dalle nuove misure restrittive in termini di posti letto e di assistenza ai pazienti-prese dai vertici ospedalieri del “Circolo” nei giorni scorsi-abbiano fatto un solo fascio dell’erba del presunto Eden della salute, che sarebbe il sistema sanitario lombardo secondo il vangelo di san Formigoni e dei suoi apostoli.
Se nel 2013 a Varese per quattro mesi del periodo primavera- estate e per parecchi giorni delle festività natalizie, la macchina assistenziale viene paurosamente depotenziata allo scopo di concedere le ferie a medici e infermieri, è inevitabile che sia chiamato in causa il governatore Maroni. Se il provvedimento- carestia è passato significa che secondo i gestori della sanità formigoniana non si poteva fare diversamente, ma verità vuole che nella lunga catena di errori commessi da anni al Circolo il peso politico della Lega non abbia contato molto, sia per l’inconsistenza di alcuni referenti del partito, sia per lo strapotere del clan milanese che anche qui da noi si è manifestato con assoluta evidenza e non certo per iniziativa di ciellini locali, alcuni dei quali sono medici e responsabili di reparto di assoluta professionalità.
Con noi del Nord Ovest in campo sanitario da troppo tempo Milano è dispotica, fa la guerra spostando uomini e mezzi avendo come riferimento le carte geografiche e non le realtà locali, applica strategie e tattiche che non tengono conto della storia delle comunità, di tradizioni consolidate, di grandissimi apporti dati dai privati alla sanità pubblica.
Il clan formigoniano spende milioni e milioni a Varese in opere che corrono il rischio di non essere completate, come il grande polo materno infantile, se è vero che esiste già una ipotesi di un superpolo a Milano. Si buttano comunque soldi mentre per ragioni di bilancio agli ammalati si chiude in faccia la porta del nostro ospedale. E si continua a raccontare bugie e favole alla gente se dopo anni sono sempre gli stessi i problemi sul tavolo.
Il sindaco e il Consiglio comunale intervengano, si facciano interpreti dello stato d’animo dei cittadini davanti a situazioni inaccettabili, situazioni che non offriranno certamente giovamento sotto il profilo psicologico quando a primavera avrà uno svolta giudiziaria la penosa vicenda di cardiochirurgia, sostanzialmente di ambito universitario, ma che ha pur sempre qualche risvolto ospedaliero.
I cronisti varesini sono per la civiltà, per una sanità ben più umana di quella che i contabili di Lombardia continuano a proporre ai varesini.
I cronisti non sono per i forconi, ma per una difesa legittima a fronte di sparate o di scelte inaccettabili. Sono per un cambiamento che non può più essere dilazionato e per il quale ci si batterà con la civiltà del voto.
Roberto Maroni si sarà reso conto che non può condividere la responsabilità politica dell’ Eden che Milano ci appioppa.
Rivogliamo il Circolo che funzioni: ha già medici, infermieri e tecnici di serie A. Lo siano anche i dirigenti. Rivogliamo tutti un dignitoso servizio alla comunità. E’ un nostro diritto, è un dovere per chi governa. I tagli a una sanità che non spreca, che è vicina al territorio con un’assistenza esemplare li possiamo considerare semplicemente una vergogna. Milano non ha mai speso bene i nostri soldi, quelli delle nostre tasse, quando li ha gestiti. Da quando abbiamo l’ospedale nuovo non abbiamo smesso di avere problemi. Se questa è la nuova frontiera, possiamo tranquillamente cambiare guide e percorso.
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