L’avvocato Golda Perini: “Una Pro Patria modello Cimberio”
Intervista al rappresentante degli "inglesi" interessati alla società bustocca: "I miei clienti non vogliono farsi pubblicità". In vista una serie di incontri con l'amministrazione, le imprese e le associazioni del territorio
Abbiamo contattato l’avvocato Roberto Golda Perini per cercare di capire qualcosa di più su questa presunta cordata inglese di imprenditori che sarebbe interessata a rilevare la Pro Patria dalle mani di Pietro Vavassori che proprio domenica, dopo la vittoria col Savona, ha dichiarato di volersi disimpegnare definitivamente.
Avvocato, perchè ha scelto di comunicare alla stampa la volontà da parte di questi imprenditori? E, soprattutto, ci può dire chi sono?
Prima di tutto specifico che io sono stato incaricato da questi miei clienti di rappresentarli. Al momento non posso assolutamente svelare la loro identità anche perchè siamo ancora in una fase di "fattibilità" del progetto e loro non intendono farsi pubblicità gratuita sulle spalle della Pro Patria. Posso dire che sono tutti italiani, alcuni del varesotto, altri della Lombardia. L’unico bustocco, ma di origini, sarei io in quanto mia madre è di Busto Arsizio mentre mio padre aveva uno studio legale in città che collaborava con l’amministrazione comunale. Io stesso ho iniziato la mia carriera proprio a Busto, da mio padre. La decisione di comunicare le intenzioni di queste persone alla stampa è finalizzata a tastare l’ambiente e l’accoglienza da parte di tifosi, associazioni di categoria e amministrazione comunale.
Non c’è alcun nesso tra l’annuncio fatto dell’attuale proprietario, che ha dichiarato di voler vendere, e il vostro fax? La tempistica è sospetta.
Assolutamente no. Nessuno poteva immaginarlo e ad oggi non abbiamo ancora stabilito contatti con Pietro Vavassori o chi per lui.
Quali saranno, a questo punto, le prossime mosse? Sarà lei a rappresentare questi imprenditori nelle prossime settimane?
Questo è il mandato che ho ricevuto. Dopo aver tastato l’ambiente programmeremo una serie di incontri con commercianti, artigiani, imprenditori, tifosi e amministrazione comunale che so essere molto sensibile alle sorti della Pro Patria. Vogliamo andare avanti ma con le giuste cautele, prima di tutto per rispetto nei confronti di una società gloriosa come la Pro Patria che negli ultimi cinque anni non ha avuto il rispetto che meritava. Certamente è da tanti anni che non fa più parte del calcio che conta ma questo non vuol dire che si possano giustificare certi atteggiamenti pirateschi che si sono visti in passato.
E con l’attuale proprietà quando parlerete? Il tempo a vostra disposizione non è molto.
Gli interessati sono consapevoli di questo, si dovrà chiudere al massimo entro maggio se si vule affrontare con serenità il prossimo campionato. I miei clienti parleranno con l’attuale proprietà se si verificheranno alcune condizioni. Stiamo pensando ad un modello di società sportiva che coinvolga davvero la città in tutte le sue componenti dai tifosi alle imprese del territorio. Chi vuol bene alla Pro Patria deve farsi avanti adesso. Ci piace il modello del Varese basket o del Novara calcio. Cos’ha Busto Arsizio meno di Novara e Varese?
E’ quello che si chiedono i tifosi della Pro Patria. Quindi la vedremo presto a Busto Arsizio?
Non sono uno di quelli che lancia il sasso e nasconde la mano e – a chi poneva la conoscenza del bustocco tra le condizioni per essere ben accettato dalla tifoseria – rispondo in milanese: "Non siamo dei barlafus".
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