L’ultimo commosso saluto a Mario Altamura

Moltissime persone hanno partecipato ai funerali del tecnico radiologo dell'ospedale di Tradate. Presenti anche i vertici della Cgil: «Mario ha sempre lottato per una società migliore»

Se è vero che la morte è una livella, per Mario Altamura lo era anche la vita. Sempre dalla parte degli utlimi, dei più deboli, sempre attento ai diritti di chi non aveva voce, Mario è stato salutato per l’ultima volta sul piazzale della Chiesa parrocchiale di Malnate dai parenti, dagli amici, dai tanti colleghi dell’ospedale di Tradate, dai vertici della Cgil e dai delegati sindacali della funzione pubblica. «Ci lascia una persona – ha detto Umberto Colombo, segretario provinciale della Camera del Lavoro – che ha dato molto e fatto sentire sempre la sua presenza nel sindacato come impegno quotidiano e costante, in grado di incidere per una società migliore».

Mario si è spento a 60 anni, combattendo fino all’ultimo respiro con grande dignità. «L’ho visto una settimana fa – ha raccontato commosso un ex collega dell’ospedale di Tradate – se ne stava in piedi con quel piglio e quella volontà che erano il frutto del suo ottimismo. Era attento a non far pesare sugli altri la sua malattia e non l’ha mai usata come scusa per mancare a un direttivo o a una manifestazione. Una grande persona».
Mario era un tecnico radiologo di rango, così capace nel suo lavoro da conquistarsi la stima dei primari, come ricorda Anna Muggianu. «Sulla radiologia tradizionale era bravissimo – ha sottolineato la collega -. Scrupoloso e sempre ben documentato, per gli ortopedici che lo conoscevano era una sicurezza. Un giorno un medico gli regalò un manuale e non poteva essere che lui a riceverlo perché era il più titolato e quindi poteva farne buon uso. È un pezzo della storia migliore dell’ospedale di Tradate che se ne va».
 
Ma è sotto l’aspetto umano che Mario Altamura lascia un vuoto incolmabile. «Era una persona originale – ha concluso Anna – capace di slanci di generosità impensabili sia come lavoratore che come sindacalista. La sua correttezza era proverbiale e capiva sempre quando era il momento di aiutare una persona, perché legalità e solidarietà erano le coordinate esistenziali a cui non rinunciava mai». 
E poi c’era il mitico camper di Mario. Nonostante avesse una casa, per lui rappresentava la libertà e l’amore per la natura. Per i colleghi, invece, era un rifugio sicuro dove non mancava mai un buon piatto di pasta e una appassionata discussione sui destini del mondo.
Che la terra ti sia lieve.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 21 Gennaio 2014
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