Legambiente: “Bene il coraggio nel difendere il verde”

Il circolo gallaratese dell'associazione ripercorre le tappe dei 25 anni della "Area 336", la zona verde verso Busto, e sostiene l'idea dell'amministrazione di togliere le edificazioni previste

L’intervento di Legambiente nel dibattito sulla "area 336", la zona verde a Sud di Gallarate, che divide la città dalle vicine Samarate e Busto Arsizio. Il circolo di Gallarate del cigno verde ripercorre anche alcuni passaggi della lunga storia della programmazione in quella zona, iniziata negli anni Ottanta

Non possiamo esimerci dall’esprimere il nostro punto di vista su di una vicenda urbanistica che, come sottolinea la stampa, costituisce “una grana lunga 25 anni” (aggiungendo che forse passerà un altro quarto di secolo prima che si risolva!).
Ebbene, bisogna almeno per prima cosa riconoscere alla Giunta Guenzani il coraggio di una scelta chiara e decisa.
Subito dopo (o subito prima) bisogna poi riconoscerle, nel merito, i contenuti di una scelta contro la cementificazione e lo spreco del territorio e delle residue aree verdi.
Sì, perché di aree verdi per l’appunto si tratta: prati, boschi e finanche superfici occupate dalla brughiera, (riconosciuta come la parte di brughiera residua più meridionale di tutta l’Europa, laddove questa vegetazione abbonda nelle pianure dei grandi fiumi europei).
Non a caso, la brughiera è protetta da Direttive Europee ed è ovviamente difesa dal Parco del Ticino che, non dimentichiamoci, costituisce la più vasta area lombarda a vocazione ambientale, cui Gallarate ha la fortuna di appartenere.
25 anni fa si giustificavano le scelte cementificatorie definendo l’area a cavallo della 336 “degradata”. Il solito pretesto. Non lo era naturalmente: c’erano attività agricole, allevamenti di bestiame che addirittura sostenevano l’attività di una Cooperativa di Macellazione e Vendita di carni alimentari (il negozio, ormai chiuso, era in centro Arnate).
Dopo l’approvazione della 1° variante 336, fine anni ’80, agli allevatori fu sottratta la disponibilità dei campi, molti dei quali (allora sì) vennero lasciati in stato di abbandono. Ciò nonostante, dopo 25 anni, l’area ha mantenuto (e aumentato) le zone boschive ed ha pure saputo difendersi dai tentativi di trasformarla in zona di smaltimento abusivo di rifiuti (questo grazie anche all’impegno degli ambientalisti e di molti cittadini volontari, sensibili alla salvaguardia del verde – ultima in ordine di tempo, ma non certo di importanza, l’azione dell’associazione “Buon Vicinato” che più volte all’anno pulisce, laddove qualcuno abbandona rifiuti ed altro.)
L’opposizione di centrodestra accusa Guenzani (ora, ma non lo faceva allora) per la scelta dei 3 milioni e mezzo di metri cubi, insinuando un’incoerenza di comportamenti.
Va detto che trascorsi 25 anni (sembrano un secolo) i problemi sono del tutto cambiati. La priorità ora non è lo sviluppo illimitato, ma lo sviluppo sostenibile, in un contesto più vasto della conservazione della qualità della vita. E poi il sindaco Guenzani non è più un uomo solo al comando, ma è a capo di una coalizione, appunto di centrosinistra (con buona pace di chi non ha ancora digerito il cambiamento delle maggioranze politiche).
Del resto, cos’hanno proposto fin’ora le giunte precedenti?
Vogliamo ricordare che si sono “meritate”pure loro, proprio per le loro proposte sulla 336 uno o più “Premi Attila” ?: Abbiamo forse dimenticato i progetti dei vari Piani d’Area di Malpensa? i vari Business Park ..e via dicendo? In realtà c’era un costante filo conduttore: metri cubi e ancora metri cubi di cemento: Se un milione e passa di metri cubi previsti nel vigente P.G.T. vi sembrano pochi?! (senza dimenticare le altre centinaia di migliaia di metri cubi realizzati nel centro abitato di Gallarate, di cui almeno il 50% risultano invenduti).
Ben venga quindi il cambiamento proposto dalla Giunta Guenzani. Del resto – come si dice – solo i morti e gli imbecilli non cambiano idea. Per l’appunto!
Ricordiamo ancora che anche la Lega (Giunta Luini) aveva ridotto drasticamente i 3 milioni di metri cubi, nel 1994 aveva approvato (con il consenso dell’opposizione di sinistra) una variante di 400 mila metri cubi, in cui già fin da allora si prevedeva la filosofia della perequazione urbanistica
Ma chi fece allora bocciare, a livello regionale, la variante Luini? Gli stessi che allora, non erano sazi di (soli!) 400 mila metri cubi di cemento e tutt’ora non hanno rinunciato all’idea dei milioni di metri cubi. Il tutto in nome dello sviluppo di Malpensa, mentre invece si trattava (e si tratta ancora) di pura e semplice speculazione fondiaria.
Fa sorridere infine l’ironia con cui si fa riferimento ad ipotetici “orti urbani in area pervasa da gas di scarico”.
Innanzitutto non si ha a che fare né con “orti” (che sono un’altra cosa), né con “orti urbani”. Siamo ancora in periferia…Vero è che con le varianti del centrodestra la periferia sarebbe scomparsa, producendo la conurbazione con Busto Arsizio e Samarate, come purtroppo è accaduto in direzione di Cardano al Campo, Cassano Magnago, Cavaria e in parte verso Casorate (se non ci fosse stato il freno, ancora una volta, deltanto vituperato Parco del Ticino).
Nell’area lungo la 336, la Lega aveva addirittura ipotizzato un grande parco attrezzato (anche con area golf).Forse, allora, in tempi di vacche grasse, ci si poteva fare un pensiero. Anche questa ipotesi è caduta per colpa di chi non ha voluto rinunciare ai milioni di metri cubi.
Per noi è importante che vengano mantenute le aree verdi, così come sono , conservano e valorizzando le aree boschive e i grandi alberi rimasti (non come si è fatto con quelli tagliati in Piazza Risorgimento….), le aree a prato da coltivare o da adibire ad allevamento, la brughiera residua
Quanto allo smog della superstrada, pensiamo che ci si possa meglio difendere creando a lato della 336 barriere verdi (alberi, alberi, ancora alberi…!) non certo costruendo capannoni industriali o per insediamenti di logistica.

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Pubblicato il 11 Aprile 2014
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