Sono una di quelle band che hanno lasciato il segno e lo lasceranno. Quando la incontri non puoi che innamorartene, se non altro per la genialità che mettono nel fare le cose.
Ironici, intelligenti, veri ma anche stupidi, come dirà il leader e cantante del gruppo Mr. Grankio in questa intervista, sono una delle punk band più amate della scena.
E se non avete ancora capito di chi stiamo parlando, siamo certi che basta un titolo come "Potevate Anche Ynvitarci" per essere certi che venerdì sera, venerdì 29 agosto, alle 21,45 sarete sotto al palco per ballare e urlare con i Pay.
Saranno loro infatti, ad aprire musicalmente la festa di VareseNews (il concerto è ad ingresso libero e si terrà anche in caso di pioggia sotto il tendone coperto) e le sorprese, come sempre, saranno tante. Mr. Grankio e Mr. Pinguino, venerdì alle 18,30, saranno anche i protagonisti della tavola rotonda "Ma come ti conosco?", dedicata alle band emergenti e alla comunicazione e organizzata in collaborazione con l’Informagiovani di Varese e Notturno Giovani).
Intanto, l’intervista a Mr. Grankio (fatta con la chat di facebook, ndr).
Il vostro ultimo disco/dvd è Virus, avete in cantiere un nuovo lavoro? Su cosa siete concentrati in questo periodo?
«Nei prossimi mesi pubblicheremo
sul canale You Tube dei PAY i video delle canzoni che compongono VIRUS. Mentre, sempre in tema di nostre opere rock, stiamo preparando il packaging della ristampa di "Federico Tre e il destino infausto", allo scattare del 2015 compirà dieci anni e vogliamo festeggiare la ricorrenza dando alle stampe un doppio vinile».
I testi delle vostre canzoni sono intelligenti, provocatori e veri. Mica è sempre così…da dove nascono?

«Le parole che aggiungo alle canzoni dei PAYsono le parole che mi frullano in testa, e come giustamente notavi sono intelligenti, provocatorie, vere e anche stupide, credo che sia così perchè io sono intelligente (è evidente) provocatorio, vero e, soprattutto, stupido».
I Pay sono nati nel 1996. Di anni ne sono passati tanti, quanto siete cambiati? Se siete cambiati.
«Bhè siamo naturalmente cambiati, nel 1996 avevo una ventina di anni oggi ne ho 17, ma le canzoni, le storie dei PAY credo siano sempre rimaste le stesse».
Hai mai pensato alla carriera da solista?
«Certo! Ho spesso pianificato una carriera solista da cantautore! Ma, frenato dal mio forte impulso di competizione, stò
attendendo da anni una scena cantautorale italiana degna di essere sfidata».
Perché avete deciso di autoprodurvi? Cosa vi ha spinto verso la creazione della Punkrocker’s autoproduzioni? Avreste potuto appoggiarvi a management già avviati…
«L’autoproduzione dei primi lavori è stata una scelta naturale, che negli anni si è trasformata in una necessità. L’autoproduzione è forse il cardine di tutta la nostra scrittura, suonare con i PAY è da sempre stata un’esigenza, non abbiamo mai ricercato il successo o la fama. E’ l’autoproduzioneche ci ha permesso di proseguire il nostro cammino fino ad oggi. Imparavamo dal DIY delle band straniere, o dai fastosi banchetti dei Persiana Jones e quando mi chiedo se qualcosa di questi anni dei PAY possa essere servita da stimolo per qualcun altro, spesso spero sia proprio la dignità dell’autoproduzione. La Punkrocker’s è il marchio che abbiamo creato e sposato, è il certificato che quello che facciamo è nostro in tutti i passaggi della filiera produttiva dalla composizione alla stampa, nostro e delle persone che in questi anni ci hanno affiancato nel cammino dell’autoproduzione. Come dicevamo in Potevate Anche Ynvitarci :"viva l’autoproduzione, viva i giovani in azione"»
A proposito di punk, cosa piace ascoltare ad Ariele Frizzante o Dj Ariel (ma come ti dobbiamo chiamare?)
«Essendo un intervista sui PAY ti segnalo che dovresti chiamarmi Mr.Grankio. In questi giorni vivo una fase di innamoramento adolescenziale per i dischi degli SNFU, ho avuto il piacare di vederli da vivo al Punk Rock Holiday, uno strepitoso festival punk che si tiene ogni anno a Tolmin in Slovenia. Ho avuto anche il piacere di bermi un paio di birre con il loro cantante, il leggendario Mr. Chi Pig, scoprendo con stupore che fino ad allora io un punk vero non lo avevo ancora mai incontrato».
Date sempre molta importanza all’aspetto comunicativo dei vostri lavori, così come per la vostra immagine sul palco. Un aspetto importante tanto quanto la musica?
«I PAY sono un progetto comunicativo, dalle grafiche a quello che accade sul palco tutto ha la stessa importanza della musica che riroduciamo, è un tutt’uno. Così è stato fin dai primi concerti e dalle prime autoproduzioni. I PAY sono le canzoni che abbiamocomposto, ma anche i palloncini colorati che da sempre ci accompagnano dal vivo, sono le parole delle canzoni ma anche le grafiche dei CD, siamo io e mr. Pinguino ma anche Vulvino e gli Operai del Rock n roll».
A proposito di comunicazione e di immagine, il vostro simbolo è il barattolo dell’Ammore che riprende il "Campbell’s Soup Cans" di Andy Wharol…perché proprio lui, intendo Wharol? Volevate riprendere il suo messaggio comunicativo? Quando rifarete il barattolo dell’Ammore (che io non ce l’ho, per esempio)?
«Il barattolo dell’aMMore voleva sottolineare l’importanza dell’inutilità, una delle tematiche più care alle canzoni dei PAY. Concetto ribadito anche nel titolo dell’album dove il barattolo compare per la prima volta su una nostra copertina, Provate Ammore Ynutile. Ovviamente era un omaggio a Wharol ma anche al Manzoni della "merda d’artista". Non siamo qui per guadagnare dei soldi, o perchè vogliamo diventare famosi, i nostri concerti, le nostre canzoni vogliono solo comunicare delle cose, vogliono raccontarti delle storie, siamo inutili. La ristampa dei Barattoli dell’aMMore è ferma per questioni prettamente economiche, ma stiamo risparmiando da tempo per poter nuovamente dare alle stampe il nostro oggetto di culto preferito».
Alla festa di VareseNews terrai un incontro con le band emergenti, dove si parla di musica e comunicazione. Secondo te, qual è l’elemento che oggi non può mancare a chi "sogna di sfondare" nel mondo della musica?
«Oggi come ieri, ribadisco, che il cardine sul quale ruota il nostro concetto di comunicazione è l’autoproduzione, non ci servono investimenti monetari, etichette discografiche booking o altri orpelli, noi abbiamo l’esigenza di fare quello che facciamo e molto semplicemente lo facciamo. Certo in questi anni abbiamo incontrato molte altre band che non avevano questa visione del loro percorso, ma io conosco la nostra, quella che abbiamo scelto, quella che racconto e promuovo volentieri».
In tutte le interviste che ho letto su di voi c’è un riferimento al fatto che "vi piacciono le sbarbine", è una leggenda che avete messo in giro voi o è l’effetto del punk?
«Il termine "sbarba" è un termine che uso da parecchi anni in onore all’amico Roberto Freak Antoni, in omaggio alla canzone "mi piaccion le sbarbine" degli Skiantos e al movimento cultural artistico della Bologna della fine degli anni ’70, termine che uso per indicare il genere femminile senza distinzione di età. Tra gli aspetti ludici del percorso PAY c’è quello sfacciato e ironico per il quale abbiamo sempre dichiarato di essere rock star e di fare tutto quello che abbiamo fatto solo per attirare le ragazze. E’ una di quelle cose stupide che confessavo nella seconda domanda. comunque si, confermo e ribadisco, ci piaccion le sbarbine».
Com’è nata la tua collaborazione con Freak Antoni? Ci racconti della vostra collaborazione?
«La prima collaborazione con Roberto avvenne proprio con i PAY quando gli chiedemmo nel 2005 di interpretare il ruolo di Federico Tre nella nostra rock opera, da li per diversi anni abbiamo avuto il piacere di suonare con lui in giro per l’Italia. Ho avuto anche l’onore di poter condurre un programma radiofonico con lui sull’emittente radiofonica Rock FM, il morning show in diretta dalle 7:00 alle 9:00 intitolato Pane Burro e Rock ‘n’ roll, due indimenticabili anni dove ogni settimana ci incontravamo e ci divertivamo come matti a registrare le cose più folli che ci passavano per la testa da usare per far divertire gli ascoltatori che ci ascoltavano dalle loro autovetture o da casa prima di andare al lavoro. Una esperienza unica ed irripetibile che mi ha permesso di interagire con una delle menti più stimolanti che io abbia mai incontrato fino ad oggi».
Ci vediamo alla festa di VareseNews…
non mancheremo!
MrGranchio
www.youtube.com
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