Ad Arles i “Rencontres” di fotografia

Ogni anno, da quasi quindici anni, un tema diverso: moda, guerra, ritrattistica, impegno, politico, reportage, gli omaggi a grandi fotografi

arles fotografia rencontresAd Arles, ogni estate, vengono esposte centinaia di fotografie dei più famosi artisti internazionali, dislocate per la città, nei palazzi storici, nelle chiese, nei musei, in edifici industriali, persino nelle vie. Non sono fotografie casuali, ma dettate da un tema, scelto dal direttore Francois Hebel.
Ogni anno, da quasi quindici anni, un tema diverso: moda, guerra, ritrattistica, impegno, politico, reportage, gli omaggi a grandi fotografi, i giovani e via dicendo.
Sto parlando dei Rencontres International de la Photographie che dal 1970 animano la scena
artistica mondiale.
Questo tuttavia è un anno speciale, è infatti l’ultima esposizione curata da Francois Hebel, direttore del festival dal 2001, dimissionario perché in disaccordo con la nuova politica culturale della città e con l’ingresso in grande stile della Fondation Luma e la costruzione di un grande edificio espositivo progettato da Frank Gehry.
Per questo non c’è un tema pregnante, ma una vera e propria "Parade" (titolo della mostra) di tutti
coloro che hanno esposto negli anni diretti da Hebel, una storia vera e propria della fotografia, per essere precisi.
Per citare una affermazione del fotografo surrealista spagnolo Chema Madoz, la fotografia è "un’arte puramente immaginativa".
Sembra strana come opinione, perché, se c’è una cosa su cui tutti fanno affidamento, è la certezza che la fotografia ritragga la realtà, la congeli, in un certo senso, magari ne colga solo alcuni aspetti, ma sicuramente senza cambiarla.
Al contrario le fotografie possano cambiare radicalmente la realtà, modellarla secondo l’occhio del fotografo, manipolare anche la percezione dello spettatore, trasformare pesi, luci, colori, ombre. Qui ad Arles, quest’anno, ciò è ancora più evidente.
Camminando per le vie acciottolate della città famosa per i suoi resti romani e per la permanenza di Van Gogh, le esposizioni sono indicate da grandi manifesti viola con un imponente alce-cartoon, la scritta "parade" e il seguito di tutti gli animali-simbolo delle edizioni precedenti (altro tributo a Hebel). Tra le numerosissime proposte espositive consiglio di andare a vedere Bailey’s Stardust, di David Bailey, mostra particolarmente adatta a chi ama i grandi volti del cinema, della moda, della musica e dell’arte: si tratta infatti di una serie di ritratti in bianco e nero o a colori, esposti in una chiesa sconsacrata nel centro della città, Eglise Sainte Anne. Rimanendo sullo stesso tema, ovvero ritratti di personaggi importanti, abbiamo anche Face à face di Vincet Perez e Don’t move di Patrick Swirc: entrambi sono esposti un po’ fuori rispetto ad Arles, alla Abbazia di Montmajour, e vale la pena visitarli non solo per l’eccellenza degli scatti, ma anche per la spettacolarità del posto, arroccato sulla collina da più di mille anni.
Cambiando completamente genere di fotografia e luoghi di esposizione, altra grande mostra è
dedicata al fotografo surrealista spagnolo Chema Madoz: i suoi scatti sono spiazzanti, gioca con
gli oggetti e il bianco e nero, rendendo le sue fotografie quasi sculture in bi-dimensione. È esposto al Magasin Èlectrique, un ex-magazzino dell’elettricità in disuso.
Potrei andare avanti a citare decine di altri fotografi, ma il piacere e l’interesse sono rafforzati dalla possibilità di passeggiare per le vie strette e tortuose di una città magica come Arles, immersi nella mentalità dei vari artisti, da quelli sopracitati a tutti gli altri esposti, dagli scatti giocosi di Jos Houwelling, agli alberi innevati di New York di Mitch Epstein.
(a cura di Camilla Eleonora Manara)

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Pubblicato il 04 Settembre 2014
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