Scuola tra riforma e contratto
Gianni Barba analizza la proposta presentata dal presidente Matteo Renzi. Un libro bianco interessante, se non fosse per l'uscita del ministro Madia
Ho letto, pieno di speranze(!), il documento del Governo dove si tracciano le linee della Riforma della Scuola (le maiuscole sono obbligatorie), quella definitiva, per rendermi conto delle novità programmatiche e culturali, della soluzione, finalmente, del problema del precariato, del nuovo modo di arruolamento dei docenti e perché no, anche di come migliorarne la retribuzione, magari per portarla a livello europeo. Mi colpisce molto l’idea di procedere dopo aver ascoltato “le parti in causa”. Una riforma condivisa e non imposta. Finalmente. Sono fiducioso che ne possa uscire qualcosa di buono.
Però, ecco che l’ottimismo viene subito spazzato via dalla notizia che la ministra Madia, con la sicumera dell’inappellabilità, annuncia agli statali (ora è d’obbligo la minuscola) che “gli stipendi resteranno bloccati anche per il 2015 perché soldi non ce ne sono”. Ancora una volta. Dopo che era stato assicurato che il 2015 sarebbe stato l’anno del rinnovo dei contratti di lavoro.
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