La storia industriale in un libro: “Da qui dobbiamo ripartire”
Presentato il volume fotografico “Gallarate, industria e lavoro” che raccoglie le storie di 40 aziende attive in città con l’obiettivo di “sfatare il mito che si possa fare tutto con le attività finanziarie"
40 aziende, 250 foto e un libro da 300 pagine. Sono questi i numeri di "Gallarate, industria e lavoro", il volume che è stato presentato ufficialmente sabato 18 ottobre durante Duemilalibri. Ma dietro questi numeri ce ne sono molti altri: 7, come i fotografi del gruppo Sestante che si sono impegnati nel progetto, 100 come gli anni che ricorrono della nascita della Federazione Industriali di Gallarate, 1802 come l’anno di fondazione di una delle più antiche aziende della città, la Lazzati Industria Grafica. Senza poi dimenticare le decine di migliaia di persone che hanno lavorato e continuano a lavorare in queste storiche aziende. «Il volume è nato dall’idea di raccogliere un vasto archivio fotografico delle industrie gallaratesi -spiega l’assessore Angelo Protasoni- e la pubblicazione rappresenta un primo risultato di questo lavoro». Quella che si sta portando avanti è «un’opera vastissima» che punta a «superare il luogo comune che Gallarate sia solo tessile dal momento che abbiamo una grandissima quantità di attività evolute».
Ma il lavoro, edito dalla Prodigi Edizioni con il contributo di Ubi Banca, «è molto importante anche perchè ci aiuta a sfatare il mito che tutto si possa fare con la attività finanziare» spiega l’onorevole Angelo Senaldi. Il parlamentare ricorda anche che «ancora oggi l’industria manifatturiera copre una quota importantissima del PIL dell’Italia» ma che nelle volontà del governo «questa quota dovrà tornare almeno al 20% della ricchezza del paese». Pur nelle difficoltà «ci sono imprese che hanno fatto grande e ricca la città e che hanno ancora oggi un altissimo potenziale». Proprio per questo, continua Senaldi, «ben sapendo che sarà difficilissimo tornare ai tempi del grande boom dobbiamo sostenere le nuove forme di impresa che continuano a presupporre il lavoro e la produzione».
Leggi anche: Il lungo weekend di Duemilalibri
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