In piazza contro il tritolo per Di Matteo
Il sit-in è previsto in piazza Monte Grappa per il 15 novembre dalle ore 14,30 alle ore 17,00
Da ambienti ritenuti attendibilissimi filtrano notizie allarmanti in merito ad un imminente attentato al P.M. Di Matteo, titolare del processo sulla trattativa tra la mafia e lo stato italiano
Per questo l’associazione "Agende rosse" ha organizzato in ntutta Italia un momento di protesta e di sensibilizzazione dell’opinione pubblica su questo tema. Per solidarizzare col Pm di Palermo anche a Varese è previsto un sit-in in piazza che si terrà il 15 novembre dalle ore 14,30 alle ore 17,00.

Recita la nota inviata dall’associazione: "Oggi come nel ’92 non è la mafia a volere l’eliminazione di un magistrato scomodo, mai come oggi le parole di Paolo Borsellino risultano terribilmente attuali….
“Mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia, la mafia non si vendica. Saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto al mia morte saranno altri…”
Questo l’appello del fratello di Paolo, Salvatore Borsellino, fondatore del movimento “Agende Rosse”:
Ancora una volta giungono notizie di morte. Ancora una volta, come 22 anni fa, giungono notizie di carichi di tritolo preparati a Palermo per l’assassinio di un giudice. Ancora una volta si moltiplicano da parte delle istituzioni i messaggi di solidarietà in attesa di poterli sostituire con messaggi di cordoglio, in attesa di intervenire ai funerali di Stato per verificare che, ancora una volta, un magistrato che ha osato toccare quei livelli di potere che non devono essere nemmeno sfiorati sia stato chiuso dentro una bara ed il caso possa essere finalmente archiviato. Poi si provvederà a celebrarlo come l’ennesimo eroe, a travisarne le parole, ad intervistarne i familiari, a conferire medaglie d’oro e distribuire onorificenze, sempre che questi siano disponibili ad interpretare convenientemente il ruolo loro assegnato, ad esibire le proprie lacrime e a comportarsi da vedove inconsolabili e da orfani affranti.
Ed intanto, per salvare le apparenze, si dichiara che il dispositivo di scorta è stato elevato al massimo livello, così sarà maggiore il numero di componenti della scorta da sacrificare insieme alla vittima predestinata ed il numero di bare da allineare nella cattedrale di Palermo, che però questa volta, ai funerali di Stato, verrà presidiata con i carri armati perché non sia turbata con aggressioni di un popolo esasperato, la parata degli avvoltoi di Stato.
Ed intanto dell’unico dispositivo che potrebbe, se non impedire, almeno rendere più difficile l’esecuzione di un eventuale attentato, il bomb-jammer, non parla più nessuno. Dopo le menzogne del ministro
Alfano sulla sua “immediata disponibilità” del dispositivo per la scorta di Di Matteo e la successiva auto smentita senza vergogna da parte di chi ha ben appreso dal suo maestro l’arte della menzogna, su questo argomento è calato il silenzio. Tanto poi, come per la zona di rimozione in via D’Amelio nel 1992, si dirà che il decreto era già nel cassetto di qualche funzionario dello Stato che verrà rimosso promuovendolo ad un
incarico più elevato.
Ma una domanda non posso evitare di pormi. A chi interessa eliminare Di Matteo? Non alla mafia, non a Totò Riina che dall’accertamento dell’esistenza di una trattativa stato-mafia non può altro che vedere elevare il suo status da sanguinario capo della mafia al livello di un capo si Stato con cui lo Stato italiano ha accettato di venire a patti, non alla cupola mafiosa, elevata dalla trattativa alla dignità del governo di uno stato parallelo con cui trattare alla pari, se non in stato di inferiorità per l’incombente ricatto delle stragi usate per alzare il prezzo della trattativa stessa. A chi può interessare se non a chi ha mantenuto per anni una scellerata congiura del silenzio su degli “indicibili accordi” che oggi, giorno dopo giorno, grazie proprio all’opera di Di Matteo e del pool di Palermo, continuano a venire alla luce? Nonostante il silenzio di chi, in una stanza del Quirinale trasformata in un’Aula di Giustizia, di questo silenzio ha scelto di continuare ad essere il garante".
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